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lunedì 2 novembre 2015

Mutande da tango - Tango Underpants

Che mutande usate quando ballate il tango? I mutandoni della nonna, oppure mutandine di raso e pizzo? (Vale anche per gli uomini: slip bianchi lisi o boxer neri super sexy?)


Se la risposta è "Tanto, non importa a nessuno", allora continuate a leggere: questo post fa per voi.

"Tanto, nessuno le vedrà tranne me": è così che risponde la protagonista di Tango Underpants (letteralmente, "mutande da tango"), corto diretto da Khrob e Miranda Edmonds a partire da un racconto di Carolyn Swindell.

venerdì 30 ottobre 2015

Un rossetto (rosso) ci salverà

Ovvero La perfezione della seconda scelta

Ieri ho comprato un rossetto rosso.
Qualcuno mi dirà: e che c'entra questo col tango, stai andando fuori tema.
C'entra, c'entra... il rossetto rosso c'entra con tutto, nella vita di una donna.

Innanzitutto, lo sapevate che le vendite di rossetti rossi aumentano, con la crisi? Non me lo sto inventando: qualcuno ci ha fatto uno studio scientifico, con tanto di "red lipstick index".

E io posso confermarlo: un rossetto rosso magari non ti cambia la vita, ma sicuramente ti svolta la giornata (alla modica cifra di 19 euro: molto più economico di una seduta dall'analista, e l'effetto è più immediato).

"Lipstick" di Mitchell Bartlett, su licenza CC BY

giovedì 11 ottobre 2012

Le "mondane" del tango

Come ho già avuto occasione di dire qui e pure qui, le donne del tango sanno essere delle gran fighe. Inutile dirvi che io faccio parte di questa schiera.
Ma ci sono delle vistose eccezioni... 'vistose' nel senso etimologico del termine: impossibile che passino inosservate.
Legate forse a un’idea un po’ obsoleta del tango, fatto di rose in bocca, spacchi e calze a rete, in milonga si possono vedere degli spettacoli che nemmeno in un casino di inizio secolo. Va bene, i puristi mi diranno che è proprio lì che il tango ha visto i suoi non tanto gloriosi natali, ma insomma, da allora ne è passata, di acqua sotto i ponti, e noi donne del Duemila direi che sarebbe il caso che ci tenessimo aggiornate.
Esiste almeno una "mondana" per milonga, e spesso ci è talmente affezionata che ormai viene confusa col mobilio: c’è sempre, e spesso non frequenta altre milonghe all’infuori della sua ("mondana" sì, ma fedele). A prima vista, le si dà un’età compresa tra i venti e i sessant’anni; io, in quanto donna, non mi ci sono mai avvicinata abbastanza da poter dare una stima più precisa (dovrei chiedere a qualche amico maschio). Lo strato di trucco sotto il quale si nasconde, infatti, è talmente spesso che ci vorrebbe un archeologo per compiere gli scavi necessari a valutare. Un archeologo preistorico, probabilmente.
Viso, quindi, di un omogeneo color terra di siena bruciata (per la variante bronzée) o grigio cipria (per la variante pupée), ma labbra sempre e vistosamente rosso fuoco; gli occhi esprimono un tentativo malriuscito di creare un effetto smokey, ma il risultato è piuttosto Sposa Cadavere.
L’abbigliamento delle "mondane" corrisponde poi ai più triti cliché di tango: cromaticamente, non ci si scosta dal nero e dal rosso, meglio se in abbinata, meglio se paillettati. Più un po’ di doratino, tanto per assicurarsi di non passare inosservate. La mise deve essere rigorosamente cortissima, oppure – in alternativa – avere uno spacco attraverso il quale si vedono (se si è fortunati) le mutande. Le calze a rete, infatti, hanno le maglie talmente larghe che se fossero usate come reti da pesca lascerebbero passare perfino i tonni: l’effetto coprente è quindi una mera utopia.
Per finire, pizzo effetto vedo-non vedo-VEDO a metri, del resto pure i romani lo dicevano, no? « Melius abundare quam deficere ».
In effetti, l’unica deficienza delle "mondane" è la loro, mentale: per il resto abbondano di tutto, dal cattivo gusto alla volgarità.

martedì 26 giugno 2012

Il Fato è una macchina con gli sponsor. E la Sfiga un vestito rosa.

Questo sarà un post anomalo, lo premetto. E lo prometto, visto che sono in vena di idioti giochi di parole. Perché non parlerò esclusivamente di tango, ma anche di vestiti, e soprattutto di Sfiga.
Infatti, se una giornata comincia male, tutti sanno (Murphy per primo) che finirà peggio. Ebbene, venerdì era una di quelle giornate. È cominciata in modo terrificante: non ho ricevuto la mia dose quotidiana di coccole. E è proseguita peggio, con malori da nobildonna tardo-ottocentesca (solo che io non porto il corsetto), ciclopici lavori stradali e conseguenti ritardi di tutti i mezzi pubblici, anche quelli che non passano per quella strada, nonché inopinate visioni di persone dimenticate da anni – e se erano dimenticate, un motivo c’era...
Insomma, speravo di risollevare il tutto con una bella serata di tango. L’avevo pianificata dal giorno prima: avevo convinto l’Omino, sempre riluttante (in effetti l’avevo bellamente ricattato, ma che resti tra di noi), avevo programmato di andare a prendere un’amica, la trasferta era verso una bella milonga, doveva andare tutto bene!
E invece, ho avuto la sciagurata idea di mettere quel vestito. Molto carino, tra l’altro: con una gonna corta rosa piena di frufrù, come piace alla me vaporosa e vaga, ma anche a quella sexy che con il tacco alto fa la sua figura. Look approvato anche dall’Omino.
Oh infame destino, tragiche sciagure, numi avversi dell’Olimpo! Oh, giammai lo avessi indossato! Ma non potevo ancora saperlo. Per cui ho acceso la macchina (dell’Omino) e mi sono avviata ignara.
Recuperata l’amica, tutto sembrava procedere per il meglio. Ma non avevo fatto i conti con il Fato, che si è presentato sotto forma di una macchina di quelle con gli sponsor che seguono i ciclisti. E mi ha tamponata. Stock! Non ci volevo credere! La mia serata minuziosamente programmata! La mia meravigliosa serata di tango con l’Omino più rassegnato che ricalcitrante e la mia amica che non vedevo da una vita!
Non ci volevo credere anche perché ho avuto un fortissimo déjà vu. Due anni fa, sulla stessa strada ma esattamente dieci metri più avanti, sono stata tamponata (ma non guidavo io!!! Ci tengo a precisarlo, per i soliti malfidenti), gli unici due tamponamenti della mia vita! E – cosa ancora più inquietante – portavo lo stesso identico vestito, rosa coi frufrù.
Ergo, ho deciso che alla prima occasione, non appena ne avrò una, lo regalerò alla mia peggior nemica. Sperando che abbia la mia stessa taglia.

Epilogo (lo so che lo state aspettando)
Nessuno si è fatto niente, a parte la povera macchina dell’Omino, che da quando mi frequenta ha subìto più sciagure di qualunque altro mezzo a motore sull’intero orbo terracqueo. E sì, alla fine sono andata a ballare lo stesso: anche se con il colpo della strega non ero proprio scioltissima, avevo una postura invidiabile.

giovedì 22 luglio 2010

Scarpe, fiori e sorrisi

Adoro prepararmi per una serata di tango. È diventata una ritualità, un piccolo momento che ritaglio per me stessa, quando torno a casa di corsa, magari dopo una intensa giornata di lavoro, con un mal di testa che mi sembra di impazzire...
Spesso comincio a "prepararmi" dalla mattina: come prima cosa, ballerine rasoterra. I tacchi sono vietati tutto il giorno, se la sera devo ballare, perché i miei piedi altrimenti si rifiutano di muoversi... Chi mi conosce bene lo sa, e sorride di un sorriso complice quando vede le mie scarpe a inizio giornata.

Tanti tanghi nell'ipod, per preparare il mio spirito durante i tragitti in autobus, e quando la sera rientro, che io abbia due minuti o due ore, sono tutti impiegati a preparare me stessa e la borsa: cena leggera (dalla quale sono banditi aglio e cipolla), doccia, trucco un po' più sofisticato rispetto al giorno, e eventuali cambi davanti allo specchio... I capelli, d'estate, li tengo rigorosamente raccolti: odio sentirli appiccicati alla schiena.
La borsa è fondamentale: io sono un'abitudinaria, per cui uso sempre la stessa, vecchia, enorme, di pelle nera... fuori il netbook, l'astuccio e gli occhiali "da vicino" che uso di giorno, per la notte servono cerotti (che non si sa mai), una bottiglietta d'acqua, un golfino se fa freddo al ritorno, e ovviamente le scarpe. Anche due paia, tanto per andare sul sicuro.

Questo momento diventa magico soprattutto quando vado a ballare con un'amica: allora i preparativi diventano un'occasione per stare insieme e giocare a farci belle.
Ci raccontiamo le nostre ultime storie, parliamo di uomini (ovvio!) e di tango, ridiamo, ci mettiamo lo smalto, proviamo milioni di vestiti prima di decidere con quale ci sentiamo bene, scegliamo i fiori da mettere tra i capelli, e le scarpe, le scarpe, che quelle comode sono meno belle, ma cavolo, con quelle dorate tacco 10 dopo un'ora si muore!

Poi usciamo, sempre di corsa perché siamo sempre in ritardo (e se sono sola ancora di più!), rischiamo di perderci se andiamo in macchina o di essere investite se andiamo a piedi, con le scarpe rasoterra ma i vestiti svolazzanti, e gli occhi e l'anima che sorridono.