Visualizzazione post con etichetta tango e vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tango e vita. Mostra tutti i post

mercoledì 10 febbraio 2016

Quando il tango ci mette lo zampino... Appunti dopo C Come

Voglio condividere con voi una storia davvero bella, di quelle dove il tango ci mette lo zampino e ti scombussola, se non la vita, almeno la giornata.

Come forse qualcuno dei miei lettori sa, nella "vita vera" mi occupo (tra le mille altre cose) di comunicazione, soprattutto digitale.

Ebbene, una settimana fa sono stata a Roma a C Come, un convegno su copywriting, content marketing e creatività. 

Perché sono una blogger, oltre che una tanguera!


Quando sono partita, credevo che questa - chiamiamola così - gita a Roma avrebbe avuto almeno tre effetti positivi:

  1. mi sarei fatta un giro a Roma, di cui potete dire tutto ma... è Roma, cavolo! 
  2. avrei visto degli amici carissimi;
  3. avrei imparato un sacco di cose utili e interessanti, molte delle quali pronte da essere sfruttate sul mio blog, ovvero questo.
Ero un pochino triste, in effetti, solo per il fatto che il programma serrato e i pochi giorni non mi avrebbero permesso di andare a ballare nemmeno una volta.

Ma destino, che in questo caso si chiama "tango", ci ha messo lo zampino...


In qualche modo, in questa storia, ci voleva entrare!

Lo ha fatto nel modo più scenografico possibile, direi un po' stile Carramba, che sorpresa.

Nel primo pomeriggio, spazio alle domande, un uomo si presenta prima di fare la sua: "Ciao a tutti, mi chiamo Stefano Cucchi - non quello della cronaca...".
E qualcosa è scattato nella mia testolina. Quel nome lo conoscevo. Lo avevo già sentito, visto, letto da qualche parte.

Rapida ricerca su internet, e su Facebook, e il mistero si è presto svelato: conoscevo Stefano perché frequentiamo assiduamente lo stesso gruppo, che si chiama Il galateo della milonga.

Ehi, ci siete anche voi? Niente da dire, è proprio ben frequentato! ;)


Ma torniamo a noi. Ho aspettato la pausa, l'ho seguito (sì, come una vera stalker!) e gli ho fatto la mia domanda a effetto: "Ma tu balli il tango?".

Momento di sorpresa, io mi sentivo imbarazzatissima (non amo presentarmi a gente che non conosco), ma vedere la sua reazione sconvolta è stato meraviglioso. Mi sono quindi presentata: "Sai, frequentiamo lo stesso gruppo, io sono quella del blog...".

E tutto il resto è storia.



Ma com'è possibile? Sono a Roma a un convegno sulla comunicazione e incontro una Tanguera-blogger che conosco solo su Facebook! #ccome16
Pubblicato da Stefano Cucchi su Sabato 30 gennaio 2016

E qui Elena vuol far la faccia da tanguera pasional :)
Pubblicato da Stefano Cucchi su Sabato 30 gennaio 2016


Foto, racconti di tango e di famiglie, di gatti e di figli, e la promessa di ritrovarci a Torino, magari, per il festival.

Però abbiamo deciso che questo incontro, tra due tangueri comunicatori, andava celebrato ancora più degnamente di così. E quindi, abbiamo pensato a una sopresa per voi: sono orgogliosa di annunciarvi il primo guest post di Raccontango, scritto da Stefano!

Non mancate, vi aspettiamo venerdì pomeriggio.


E voi avete qualche bella storia di riconoscimenti tangueri da raccontarmi, in milonga e fuori? 
Spazio nei commenti! 

sabato 26 dicembre 2015

Un abbraccio di buone feste!

Riemergo da una settimana intensa, fatta di preparativi, regali fatti a mano, chiacchiere con le persone che amo, ricette e decorazioni natalizie, coccole ai gatti, un trasloco (sì, perché quando torno a casa, da Milano, mi porto dietro mezzo appartamento!), tanti biscotti, e molto poco tango.

Perché io faccio parte di quelle persone che non hanno una, ma mille passioni, e quindi - in certi periodi dell'anno e della vita - anche il tango passa in secondo piano, e emergono le persone. Le più importanti della mia vita, poi, non ballano: e quindi sono io a rinunciare a un po' di me per stare con loro.

lunedì 2 novembre 2015

Mutande da tango - Tango Underpants

Che mutande usate quando ballate il tango? I mutandoni della nonna, oppure mutandine di raso e pizzo? (Vale anche per gli uomini: slip bianchi lisi o boxer neri super sexy?)


Se la risposta è "Tanto, non importa a nessuno", allora continuate a leggere: questo post fa per voi.

"Tanto, nessuno le vedrà tranne me": è così che risponde la protagonista di Tango Underpants (letteralmente, "mutande da tango"), corto diretto da Khrob e Miranda Edmonds a partire da un racconto di Carolyn Swindell.

venerdì 30 ottobre 2015

Un rossetto (rosso) ci salverà

Ovvero La perfezione della seconda scelta

Ieri ho comprato un rossetto rosso.
Qualcuno mi dirà: e che c'entra questo col tango, stai andando fuori tema.
C'entra, c'entra... il rossetto rosso c'entra con tutto, nella vita di una donna.

Innanzitutto, lo sapevate che le vendite di rossetti rossi aumentano, con la crisi? Non me lo sto inventando: qualcuno ci ha fatto uno studio scientifico, con tanto di "red lipstick index".

E io posso confermarlo: un rossetto rosso magari non ti cambia la vita, ma sicuramente ti svolta la giornata (alla modica cifra di 19 euro: molto più economico di una seduta dall'analista, e l'effetto è più immediato).

"Lipstick" di Mitchell Bartlett, su licenza CC BY

lunedì 26 ottobre 2015

Un (gradito?) ritorno

Che impressione. Tornare in queste stanze, dopo tre anni che le diserto.
Eppure, è sempre casa. Raccontango è proprio dove è più profondo il mio cuore.

Sono tanti, tre anni. Sono successe mille cose, in questi tre anni.
Per esempio, mi sono sposata. E ho cambiato lavoro. E città.

Il tango, però, resta. Sono cambiate le persone, i luoghi, le milonghe...
Non è cambiato il mio spirito libero, la mia ostinata volontà di non legarmi a un gruppo, a una scuola, a un maestro...

Perché a ballare continuo a andarci. Non spesso, no. Ci sono troppe cose che mi fanno male: l'indifferenza, lo snobismo di certi tangueri, la solitudine, i piedi...
Ballare ora è un lusso che mi concedo di rado, come si fa con il vino buono, un vestito di qualità, una serata a teatro.

Però - proprio per questo - me lo devo gustare per bene.

Con l'età sto diventando sempre più esigente, e ballare tutte le sere non mi interessa più - non mi basta più.

Sta succedendo la stessa cosa anche nella mia vita professionale: quello che faccio non mi basta più. E infatti non è un caso che sia qui, a scrivere di tango e di vita.

Sento di aver perduto, un'altra volta, la mia strada. E forse, anche questa volta, il tango mi aiuterà a ritrovarla.

 

tango - piedi
"Tango - feet" di Barbara Willi, su licenza CC BY / Trasformata in bianco e nero

lunedì 18 giugno 2012

Quando il tango è una vecchia ciabatta...

Capita, a volte, che un ballerino con il quale ti trovi molto bene scompaia dalle milonghe abituali. Lo consideri un irriducibile, dato che lo trovi in giro minimo due  volte alla settimana, e da un giorno all’altro ti sparisce. Basta, più, nada de nada, nessuna notizia, svanito come sotto il mantello dell’invisibilità di Harry Potter.
Se lo conosci, puoi chiedergli, dopo qualche mese, come va, come mai non si vede più: sarà  per la famiglia, un nuovo hobby, un figlio. Ma ogni tanto è uno sconosciuto, e allora – ve lo giuro, io di solito non sono catastrofista ma mi è capitato di pensarlo – ti chiedi se magari non sia morto, oddio, chi lo sa, magari è stato investito proprio uscendo da una milonga!
Per fortuna, però, ogni tanto i ballerini ritornano. Una sera, ed è tutto così normale, niente preavvisi, te li ritrovi in pista, come nulla fosse successo. Sono passati magari anni, e loro sono ancora lì, la solita camicia di lino bianca, la solita postura elegante, la solita espressione gentile. Ti salutano, ti sorridono, ti invitano, come nulla fosse successo.
Ti viene perfino il dubbio di essertela sognata, quell’assenza.
E quando rispondi alla loro mirada, quando riscopri il loro abbraccio, il tango con loro è come una vecchia ciabatta: comodissima, morbida, come se ti avessero sempre aspettato, e invece capisci quella che li ha aspettati, magari per anni, sei stata tu.

lunedì 21 maggio 2012

Tangoanalisi


Da anni sostengo l’utilità del tango come percorso psicanalitico alternativo, che consiglio (con scarsissimi esiti, devo dire) a chiunque mi capiti a tiro. Soprattutto ai single incalliti con scarsa fiducia in sé stessi e ancor meno capacità di relazionarsi con l’altro sesso.
Ma perché uno dovrebbe iscriversi a un corso di tango – e poi praticarlo, ovvio – invece che andare da un bravo analista?
1.       Perché costa meno. Moooooooolto meno. E i risultati possono essere miracolosi.
2.       Perché il percorso individuale che si fa è molto concentrato e concreto.
3.       Perché tanti problemi di uomini e donne sono dati dal fatto che non hanno una sana visione di cosa sia essere uomo e essere donna, e il tango ristabilisce gli equilibri.
I clichés riguardo al tango sono moltissimi (consiglio a tutti di leggere questo simpatico libro di Pier Aldo Vignazia); due sono però particolarmente pericolosi e riduttivi, anche perché contengono frammenti di verità: il fatto che il tango sia un ballo «sensuale» e «maschilista».
Andiamo con ordine: la sensualità del tango è riconosciuta da tutti, ma non si deve interpretare questo termine nell’accezione corrente. Il tango è sensuale perché è polisensoriale, perché coinvolge la vista, innanzitutto (a partire dalla mirada), e poi il tatto, con l’abbraccio, e l’olfatto, dato che si balla a strettissimo contatto con il proprio partner.
Questo costringe a un contatto molto forte e molto intimo con l’altro. Costringe a cercare un partner, superando la paura del rifiuto, la timidezza, ma anche il senso di superiorità, e ad aprirsi all’altro. Quando cerchiamo un compagno di ballo, siamo molto vulnerabili: gli uomini rischiano sempre di ricevere un due di picche, e le donne di fare da tappezzeria per tutta la serata. Tutti devono mettersi in gioco, senza esclusione, dimostrando apertura, serenità e disponibilità ad accogliere l’altro.
Il secondo pregiudizio sul tango è che sia un ballo «maschilista». Visto da una certa ottica post-femminista, è vero: l’uomo invita, l’uomo conduce, l’uomo protegge. – Ma insomma, noi siamo donne forti e indipendenti, abbiamo imparato a portare la valigia, vuoi che non sappiamo “portare” anche in una pista da ballo? – protesteranno le mie fedeli lettrici.
In realtà, il tango rispecchia semplicemente i ruoli che uomini e donne, maschi e femmine, hanno ricoperto per millenni, anzi, per milioni di anni. L’uomo è cacciatore e la donna preda – anche se tutti sanno che, in fondo, siamo noi donne che ci scegliamo il compagno. Lo stesso nel tango: la mirada viene proposta dall’uomo, ma è alla donna che spetta l’ultima parola: se non risponde allo sguardo, il ballerino potrà fissarla tutta la sera ma non avrà mai accesso al suo abbraccio. L’uomo conduce il ballo, è vero: ma è suo compito anche far sì che la donna si diverta, non si stufi, venga valorizzata e si senta protetta e rispettata. E sfido qualsiasi donna a dire che non è esattamente quello che cerca in qualsiasi rapporto sentimentale! Da parte sua, l’uomo ha bisogno di una compagna che lo sappia ascoltare e rispetti i suoi tempi e i suoi spazi.
Insomma, se più gente ballasse il tango, secondo me il mondo sarebbe un po’ più felice.

mercoledì 16 maggio 2012

La mia luna di miele senza tango

Erano mesi che non ballavo. Perché?
Semplicemente perché ero impegnata a fare altro: a godermi la mia nuova vita.
Il tango è meraviglioso, ma ogni tanto ho l’impressione di averlo usato come surrogato. Quando ero triste, insoddisfatta, sola, arrabbiata, quando le cose sentimentali non andavano bene, quando avevo bisogno di alzare un pochino la mia autostima, quando non volevo pensare, quando era una serata troppo bella per stare chiusa in casa in solitudine.
Ora non sono più tutte queste cose, e sono mesi che non capitano più questi “quando”.
E allora, se sono rimasta sul divano è perché ora ho qualcuno che mi fa le coccole. Se resto struccata è perché ora ho qualcuno che mi dice che sono bellissima comunque. Se mi avviluppo in informi e comodissimi vestiti maschili è perché hanno un odore buonissimo, quello di chi li ha indossati prima. Se crollo alle 10 di sera è perché ora mi alzo alle 7 per fare colazione in compagnia.
Una splendida luna di miele senza tango.