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domenica 3 aprile 2016

Amsterdam sarà la nuova capitale europea del tango?

Per anni, la capitale europea del tango è stata Parigi. Questo primato, negli ultimi anni, le è stato conteso da Berlino, dove la scena tanguera è giovane e vivace. Un mio recente viaggio a Amsterdam mi ha fatto intravedere tutte le potenzialità di questa piccola e deliziosa città nordeuropea, che rischia di insidiare il primato delle altre capitali, se non per la quantità, almeno per la qualità del tango ballato.

Amsterdam è una città deliziosa. Capitale dei Paesi Bassi, ha una rete di canali lunga più di 100 chilometri e 800.000 abitanti, di cui circa 200 ballano il tango (tanguero più, tanguero meno).
Per questo, anche solo pensare che diventerà la nuova capitale europea del tango sembra un'ipotesi del tutto assurda.

E infatti, una settimana fa, quando sono partita per l'Olanda, ho infilato le scarpe da tango in valigia più per abitudine che per reale desiderio di ballare. Qualche anno fa ho frequentato per un po' le milonghe di Liegi, in Belgio, dove ho incontrato persone carinissime e simpatiche, ma che non brillavano per esperienza, tecnica e cultura milonguera. Ebbene, mi aspettavo che a Amsterdam fosse più o meno lo stesso.

Vista di un canale a Amsterdam, con biciclette
Amsterdam, di Claus Gerull, su licenza CC BY

In effetti, avevo sottovalutato Eike (non so come si scrive, ma si pronuncia "èiche"). L'ho conosciuto alla Reina di Bologna e ci ho ballato insieme circa tre settimane fa. Eike è un ragazzo ovviamente alto, ovviamente biondo, ovviamente con un sorriso da lasciare senza fiato. Eike è educatissimo, comunica di preferenza in un delizioso mix di spagnolo e italiano, è olandese e balla decisamente bene. Forse per la sua statura, però, non ho compreso appieno il suo potenziale (mea culpa, faccio sempre un po' di fatica con gli uomini alti visto che ho un abbraccio molto stretto).
In ogni caso, giusto perché sono pur sempre figlia di mia madre (per chi non conosce la Piera, questa affermazione valga "linguacciuta e senza pudore"), appena ho saputo che era olandese gli ho chiesto consigli sulle milonghe a Amsterdam, visto che ci sarei andata la settimana dopo per lavoro.
Lui mi ha detto di andare a Los Locos, il martedì, mi ha salutato gentilmente e è scappato, rifugiandosi nuovamente nel suo nordico riserbo.

Quindi, sono partita con le scarpe in valigia ma poca, pochissima speranza di ballare bene.
"Tanto sarò stanca dopo una giornata in fiera", mi continuavo a ripetere. "Tanto avremo mille cene di lavoro." (Ve l'avevo detto che sono andata a Amsterdam per lavoro, no? Perché ho un nuovo lavoro. Fatemi in bocca al lupo).

Fatto sta che martedì non c'erano cene programmate, e quando ho annunciato ai miei capi che avrei avuto piacere di andarmene per i fatti miei mi hanno detto: "Vai, vai" (uhm, me lo dice sempre anche mio marito, ora che ci penso: ma non è che tutti si vogliono liberare di me?).
Comunque, a quel punto non avevo scuse: bisognava andare a Los Locos.
La cosa bellissima degli olandesi è che, come tutti i nordici, mangiano presto, cominciano presto le serate, e poi le finiscono presto. Così al mattino sono freschi come delle rose per andare a lavorare, e la sera cominciano a ballare alle 19.30. Sì, avete capito bene: alle sette e mezza.
Io che sono nordica ma non così tanto, ho preso il bus, 20 minuti dall'appartamento dove stavamo, in zona sud, e sono arrivata alla milonga, comodissima e ben servita dai mezzi, sulle 9 e un quarto.

Suono, mi aprono, e nell'atrio trovo un signore di una certa età che si sta infilando le scarpe. Entro nella sala e - seguendo le indicazioni - vado al bancone per pagare l'ingresso (5 euro), e trovo Koos (si pronuncia tipo "khòs", con la h aspirata, anzi rantolata, quel bel suono tipico dell'olandese), gentilissimo come tutti, che mi dice con ariaun po' svagata di lasciare il cappotto nell'atrio dove c'è il guardaroba. Esco di nuovo, trovo il signore di prima che mi sorrido e mi dice: "Ci vediamo dopo".

Quando rientro nella sala, finalmente mi guardo intorno. Ci saranno circa 30 persone in tutto, 4 o 5 coppie che ballano. Mi colpisce subito il fatto che praticamente tutti siano abbondantemente sotto i 40 anni.

Mi siedo, un po' defilata, e osservo.

L'ingresso della milonga Los Locos, a Amsterdam
L'ingresso della milonga Los Locos, a Amsterdam

Finita la tanda, il signore del guardaroba mi si avvicina, lo guardo, ci invitiamo.
"Che fortuna!", penso appena lo abbraccio. "Ho trovato un Nonnino della Milonga!".

Si chiama Stan Lee, ha un abbraccio morbido come un cuscino e balla con tutto il cuore. Mi dico tra me e me che se pure non ballerò con nessun altro, la serata non sarà stata sprecata, per quell'unica bellissima tanda.
Ma appena mi risiedo, arriva un altro invito. Sempre con mirada e cabeceo. E ballo meglio di prima, con un ragazzo della mia età con un senso della musica pazzesco.
Mi riaccompagna al posto alla fine della tanda, mi siedo, e succede di nuovo la stessa cosa, altro invito perfetto, altra tanda meravigliosa con un altro ragazzo carino e bravissimo.

[Piccolo inciso: come gli uomini, anche noi donne siamo sensibili a bellezza e gioventù, soprattutto se abbinate a bravura e musicalità. Questo non significa assolutamente che non balliamo o non vogliamo ballare con tutti, purché garbati e profumati! In ogni caso, a me piacciono i mori con gli occhi verdi, ma devo dire che pure sti olandesi alti e biondi hanno il loro perché. Fine dell'inciso.]

La serata è proseguita in questo modo, senza sosta, con i ballerini che facevano la fila per ballare con me. E tutti con tecnica e cuore!
Ormai ero pervasa dall'entusiasmo, in pieno delirio da male ai piedi, tanto da farmi sragionare. Forse proprio per questo ho cominciato a farmi delle domande.

1. Perché tutti volevano ballare con me?

I miei parametri di bravura e bellezza sono assolutamente nella media (se non leggermente al di sotto, viste le bellissime, biondissime e leggiadre ballerine olandesi che costellavano la milonga).

2. Come facevano tutti a ballare così bene?

Ricordiamo che si trattava di una milonga infrasettimanale, dove notoriamente il livello è più basso rispetto a quello delle milonghe del weekend.

Mi sono data queste risposte.

Tutti volevano ballare con me un po' perché ero una faccia nuova, in un posto dove di facce nuove, effettivamente, non credo se ne vedano molte. Infatti, molti ballerini mi hanno raccontato che loro si spostano molto in giro per l'Europa, andando a festival e encuentros praticamente una volta al mese.
Probabilmente questo è anche uno dei motivi per cui ballano così bene e sono così bravi a interpretare lo spirito sociale del tango. Sono abituati a spostarsi, a invitare persone nuove, a confrontarsi con diversi stili di ballo e diverse culture, e soprattutto conoscono profondamente le difficoltà di entrare in una sala non conoscendo nessuno, non essendo nessuno.
Una delle cose che mi ha colpito di più, poi, è stata la mancanza di competizione tra ballerini e scuole di tango: l'atmosfera che si respira a Amsterdam è rilassata, il momento degli annunci (fatti con naturalezza solo in inglese, a beneficio mio che purtroppo l'olandese non lo mastico per niente) ha coinvolto chiunque avesse qualche evento in programma, e non solo gli organizzatori della milonga.


Santa Milonguita, a Amsterdam
Santa Milonguita, a Amsterdam

sabato 27 febbraio 2016

Come farsi invitare da un uomo in milonga

Titolo volutamente provocatorio, suggeritomi da... Google. Sono andata sul motore di ricerca, ho digitato "come farsi invitare in...", e lui mi ha gentilmente suggerito come finire la frase: "... da un uomo in milonga".

Evidentemente, non sono l'unica che ha difficoltà, nonostante i dieci anni di tango ai piedi.

Ma partiamo dall'inizio, chiediamolo a un principiante qualsiasi, cosa sia la cosa più terribile in milonga: ci risponderà sicuramente che uno degli ostacoli più ardui è riuscire a invitare e farsi invitare. E questo a prescindere dal sesso: è difficile sia per gli uomini che per le donne.

Vi dirò di più: ogni volta che mi sembra di aver perfezionato la mirada, e sono elettrizzata magari da alcune serate particolarmente "ballerine", riprecipito nella desolazione con una serata "no", in cui mi sento praticamente invisibile.

Non sono ricordi così lontani: è successo sabato scorso.

Come mai è così dura farsi invitare in milonga?
E, soprattutto, come fare per riuscirci?


Cominciamo dalla difficoltà. Secondo me, ci sono diversi ostacoli da superare, per riuscire a farsi invitare:

  • un ostacolo psicologico
  • un ostacolo tecnico
  • un ostacolo logistico

Milonga, foto di Mojotopt, su licenza CC BY

L'ostacolo psicologico

L'ostacolo iniziale - il maggiore - è quello psicologico.
Parliamoci chiaro: a meno di non essere degli animali da palco o dei commerciali nati, da che mondo è mondo rompere il ghiaccio con una persona sconosciuta è molto difficile.
Perché si mostra vulnerabilità, ci si deve esporre senza avere la garanzia che anche l'altra persona faccia lo stesso. In altre parole, si rischia la figuraccia, e ogni santa volta è un salto nel buio: non ci sono anni di esperienza che tengano (esistono delle reti di salvataggio, però, come vedremo più avanti).

L'ostacolo tecnico

Un ostacolo da non sottovalutare è poi quello "tecnico", vale a dire che spesso non conosciamo gli strumenti per ovviare alla nostra incapacità di rompere il ghiaccio, perché in milonga valgono regole che non sono le stesse del mondo che sta "fuori". Esiste uno specifico galateo del tango, il cosiddetto código milonguero.
È come andare in Inghilterra, conoscere la lingua alla perfezione, ma non sapere che lì si guida a sinistra: provate a attraversare la strada restando incolumi! Conoscere la lingua vi aiuterà solo fino a un certo punto, in questo caso.
Lo stesso vale per il tango: potete avere una tecnica eccellente, ma se non conoscete i meccanismi che regolano la milonga, intesa come gruppo sociale, e non applicate le norme del galateo della milonga, sarà difficilissimo riuscire a ballare.

martedì 19 gennaio 2016

La Mimada a Milano: la milonga che ti coccola

Esiste a Milano un posto un po' magico, con un nome davvero poetico: è la milonga La Mimada. Che, per chi come me non conosce lo spagnolo, significa "la coccolata, la viziata".
La Mimada è una milonga tradizionale, di quelle dove ci si invita con mirada y cabeceo, le donne stanno da una parte e gli uomini dall'altra (per questo motivo, vi consiglio di prenotare e di arrivare per tempo, soprattutto se siete donne: la concorrenza per i posti migliori è agguerrita!).

Ballerini nella milonga La Mimada, a Milano
Ballerini alla Mimada, a Milano





martedì 1 dicembre 2015

Una milonga porteña... a Rovigo

"La Milonga Porteña", foto di Sergio Caselli
La Milonga Porteña di Rovigo è un'istituzione, in Veneto e non solo. Quest'anno festeggerà i 9 anni di vita, e li porta benissimo!
"Creatura" di Elisabetta Cavallari, affascinante e intransigente padrona di casa, la Porteña è l'equivalente di un ristorante stellato: esclusiva, élitaria, la parola d'ordine è "qualità". Qualità della musica, del tango, dell'atmosfera. E quindi, ça va sans dire, dei ballerini: pochi ma buoni, e soprattutto equamente divisi tra uomini e donne. Scusate se è poco!
La Porteña è, come si legge sul sito, «non un locale prestato al tango, ma nato per ballare il tango argentino applicando “los codigos milongueros” delle migliori milonghe di Buenos Aires». Questo significa, senza possibilità di deroga, mirada, cabeceo, ronda (ordinata), tande e cortine (curate).

mercoledì 5 settembre 2012

Tango-voyeur

L’altro giorno sono andata a ballare che non avevo tanta voglia di ballare. È un controsenso, apparentemente. Ma ogni tanto, soprattutto se non ballo da molto, vado in milonga anche solo per avere l’illusione di non uscire dal giro, per il gusto di truccarmi e vestirmi ‘da tango’, ossia con cose francamente improbabili da usare quotidianamente, tipo vestiti verdi con frange di 10 centimetri o scollature che, quantomeno, aumentano l’entropia dell’universo di quel bel po’.
Insomma, sono andata da sola, alla chetichella, sono arrivata prestissimo e mi sono seduta in un angolino, nella penombra. Mi andava di guardare.
Parto dalle scarpe femminili, intanto: controllo quante hanno il mio stesso modello (e rosico un po’, ma diamine, sono troppo comode!), invidio quelle che riescono a volteggiare sul tacco 10, controllo quali comprerò non appena guadagnerò più di 400€ al mese. Poi mi stupisco, come ogni volta, di quanto belle siano le donne del tango: sono tutte curate, tutte magre, tutte elegantissime*.
Osservo i loro movimenti, cercando di carpire qualche segreto, qualche adorno al quale non ho ancora pensato o che è ancora troppo rischioso per me (tipo il mini-gancho fatto sul davanti, ma arretrando: ho sempre l’impressione che cadrei rovinosamente tra l’ilarità generale, se mi azzardassi, e quindi non mi azzardo). Osservo i passi degli uomini, cercando di penetrare il loro mistero – perché io quando ballo non penso a niente, e non ho la minima idea di quello che succeda ‘lì sotto’.
Poi emerge il lato maligno (ebbene sì, non sono buona come mi dipingono), e ridacchio tra me e me quando vedo coppie particolarmente comprese nel loro ruolo, che però sono saltellanti e ridicole. Compiango le poverine che sono in balìa di un Animale da Tango, e cercano di sopravvivere alla tanda – si riconoscono perché, credendo di non essere viste, o alzano continuamente gli occhi al cielo in una muta preghiera, oppure hanno la stessa espressione di chi ha un attacco di dissenteria fulminante.
In mezzo a tutta questa osservazione, però, ho accettato un invito regolamentare (mirada + cabeceo), quasi senza accorgermene. Il tanguero, al secondo brano, mi ha detto: «Certo che tu una cosa la sai fare proprio perfettamente». Ah sì, quale? Sono leggerissima, ho un equilibrio meraviglioso, un abbraccio da paura, seguo la musica come se la disegnassi con i piedi? «La tua mirada è irresistibile». Ma uffa, se non la stavo nemmeno facendo!


* Ci sono delle vistose eccezioni, alle quali da mesi mi ripropongo di dedicare un post, e presto lo farò.

domenica 2 settembre 2012

La mirada non è una scienza esatta

Chi legge questo blog, ormai, dovrebbe conoscere la fissazione della sottoscritta per mirada e cabeceo. Ma magari c’è qualche nuovo adepto, oppure qualche lettore curioso che di tango non ha mai sentito parlare, e quindi permettetemi una breve spiegazione.
Il tango è un ballo estremamente mimetico della realtà. Questo significa che ballare il tango è un po’ come una storia d’amore: ci si corteggia, si sceglie un compagno e si… gode di questa relazione, e infine ci si lascia: il tutto in meno di un quarto d’ora, e senza cocci di cuore da raccogliere alla fine. (È una figata, sì!)
Il momento mirada e cabeceo si colloca all’inizio di questa storia, e costituisce le fondamenta del corteggiamento. Letteralmente, questi due termini significano ‘sguardo’ e ‘cenno del capo’, perché l’invito al ballo passa innanzitutto dagli occhi. L’uomo e la donna si scelgono a vicenda, cercando l’uno lo sguardo dell’altra. Quando il contatto visivo con l’uomo (o la donna) con il quale (o la quale) si vuole ballare è certo, appurato con diverse occhiate, si ‘conclude’ l’accordo con un lieve cenno del capo, che deve essere fatto da entrambe le parti – come una firma. A questo punto, l’uomo si avvicina alla donna, evitando di attraversare il centro della pista, per la salute propria e quella degli altri ballerini (che magari stanno già ballando), e si ferma a un paio di metri da lei. A questo punto, solo a questo punto, la ballerina si alzerà dal proprio posto e si accomoderà nel suo abbraccio.
Quest’ultimo accorgimento è fon-da-men-ta-le, mie care lettrici. Infatti, la mirada non è una scienza esatta perché le occhiate non sono sempre precise come puntatori laser (causa pure la perenne penombra in cui vengono lasciate le milonghe). E quindi, può capitare che, ancora sorpresa e gongolante dopo il cabeceo dato in risposta a quello del ballerino stratosferico che vi si sta avvicinando con passo elegante, quando voi siete già scattate in piedi e con un balzo avete raggiunto la pista, lui invece scarta sulla sinistra e prende la mano della bionda in abito rosso fasciante che era seduta vicina a voi. Allora lì vorreste sprofondare: voi sei in piedi, in attesa, lui vi ha guardato con un sorriso di scuse, lei con uno di superiorità, e l’unica cosa da fare è proseguire verso i bagni, cercando di mantenere un contegno dignitoso.
La mirada non è una scienza esatta anche perché ogni tanto, per quanto voi fissiate il tanguero dei vostri sogni per ore ed ore, se lui non ci pensa proprio a invitarvi, non lo farà. Nemmeno se gli passeggiate davanti tutta la sera, lo tampinate mentre va al bar e pure quando va al bagno. E in questo caso, tentare di invitarlo a voce potrebbe non rivelarsi una buona idea: probabilmente, non è che non vi abbia notato, probabilmente lui davvero non vuole ballare con voi.

martedì 12 giugno 2012

Che Amusement ballare il tango a Padova!

Visto che il post sulla milonga delle quais a Parigi si può considerare una specie di recensione, ho pensato: perché non continuare? Quante volte, prima di entrare in una milonga sconosciuta, mi sono chiesta: «Ne varrà la pena?». E quindi, ecco i miei personali consigli sulle milonghe che conosco, frequento o ho frequentato almeno una volta.
Ho deciso, per incominciare, di stare sul classico: chi non conosce, infatti, l’Amusement di Padova? È una delle milonghe più grandi del Triveneto. Ci si balla, principalmente, di venerdì (salvo festival o lezioni varie). Chi ci va per la prima volta studi bene il percorso: è un po’ fuori mano, e è facile perdersi per le stradine della campagna padovana (io, almeno, lo faccio ogni volta)!
La sua particolarità è che sta sopra una sala da bowling (che comunque di venerdì non è mai in funzione, a mia memoria), che si attraversa per andare a... incipriarsi il naso. E quindi, di sopra atmosfere da balera anni Quaranta, di sotto luci al neon anni Ottanta: un vero e proprio viaggio nel tempo!
Si incomincia a ballare abbastanza tardi: sconsiglio di arrivare prima delle 10 e mezza, perché non c’è nessuno; poi gli irriducibili vanno avanti anche fino alle 3 del mattino.
La cosa veramente bella di questa milonga, abbastanza rara da trovare in zona, è la possibilità di incontrare sempre gente nuova: ci sono ballerini che, sfruttando la relativa ‘vicinanza’ a Padova, si spostano dall’Emilia Romagna, dal Friuli, dalla Lombardia. Per questo motivo, non è difficile ballare: ci sono, sì, i ‘clan’ che ballano solo tra di loro, o i ‘capetti’ che vorrebbero fare il bello e il cattivo tempo per meri motivi di anzianità, ma il fenomeno è abbastanza circoscritto: qui regnano curiosità e apertura.
Tutte le ballerine che abbiano un minimo di iniziativa riescono a ballare, e ogni sera c’è qualche bella sorpresa, qualche tanguero bravo che non si è mai visto e ti invita. Anche perché in questa milonga mirada e cabeceo funzionano! Consiglio a tutti di provare.
La selezione della musica, in linea con quello che capita un po’ in tutto il Veneto, è generalmente curata, e classica. Anche lo stile che va per la maggiore è il milonguero, con qualche irriducibile del tango salon. Il tango nuevo non si vede praticamente mai (e, nel caso, è ballato male).

giovedì 7 giugno 2012

Un po' di vocabolario (2)


estilo milonguero Il tango (v. voce) viene ballato in molti modi diversi, detti ‘stili’. Lo stile milonguero è quello più tradizionale, o almeno quello che più si rifà alla tradizione, musicale e non solo. Insomma, in un certo senso è il più ‘filologico’. È caratterizzato dall’abbraccio chiuso (v. voce abbraccio), il che limita in un certo senso i movimenti, consentendo però un contatto particolarmente intimo con il partner, al quale ci si appoggia con tutta la parte superiore del busto. I movimenti sono generalmente molto misurati, raramente le gambe sono sollevate da terra: è un modo di ballare sinuoso e elegante, intimista. Viene data una grandissima attenzione alla musica, che è soprattutto quella delle orchestre ‘classiche’ degli anni Quaranta.

estilo salon (anche tango salon) – Lo stile salon viene ballato con un abbraccio aperto o semiaperto (v. voce abbraccio), in modo da consentire movimenti abbastanza ampi e fluidi, senza imporre ai ballerini una vicinanza fisica prolungata. Coreografico e d’effetto, è lo stile più diffuso in Europa, dove per cultura è difficile avere un profondo contatto fisico con partner che spesso non si conoscono neppure.

mirada – Letteralmente, è lo sguardo che i ballerini si scambiano per scegliersi prima di una tanda (v. voce). Viene seguita dal cabeceo (v. voce), il cenno del capo che costituisce la conferma da parte di entrambi i ballerini di voler danzare insieme.

musicalizador – È il dj del tango, detto anche tj (raro): colui che mette la musica. E mettere la musica è un’arte, con precise regole da seguire. Costruire una tanda (v. voce) e quindi una serata è un affare delicatissimo. Figura fondamentale in Argentina, piuttosto importante in Italia, in alcuni posti (ad esempio in Belgio, ma anche in molte milonghe parigine) è assolutamente sottovalutato, e sostituito da cd e compilation artigianali. Inutile dire che gli effetti (disastrosi) di questa incuria si vedono eccome!

tanda – È l’insieme di tanghi, milonghe o vals (v. voci) che costituisce un nucleo organico per tipologia, autore, epoca, stile. Le varie tandas vengono separate da una cortina (v. voce), e vengono ballate dalla stessa coppia di ballerini, dall’inizio alla fine (salvo incidenti...). Solitamente, i brani che compongono una tanda di milonghe sono tre, quelli che ne compongono una di tanghi o di vals sono quattro (ma possono essere anche tre); questo perché le milonghe sono fisicamente più impegnative degli altri due. La successione tipica delle tande è questa: tanghi – tanghi – milonghe – tanghi – tanghi – vals, ma si possono trovare musicalizadores (v. voce) che preferiscono lo schema: tanghi – milonghe – tanghi – vals.

tango nuevo – È uno stile di ballo e un tipo di musica. Il primo è molto giovane: risale agli anni Novanta; nato a Buenos Aires, si è diffuso particolarmente a Parigi. Caratterizzato da una grandissima fluidità e da frequenti cambi di direzione, i ballerini che scelgono il tango nuevo danzano quasi senza abbraccio, distanti e, in un certo senso, complementari e contrapposti. La musica nueva nasce ben prima del ballo, dalle contaminazioni di Astor Piazzolla. Oggi è particolarmente diffuso l’uso di strumenti e sintetizzatori elettronici.

sabato 19 maggio 2012

Una raccomandazione... virtuosa

Ebbene sì, sono stata raccomandata e me ne vanto!
Il fattaccio è successo non molto tempo fa, in una milonga del tutto rispettabile. Dopo varie tande alquanto soddisfacenti, mi sono seduta con l’intenzione di osservare un po’. Avevo già puntato un ballerino ricciuto, dalla postura impeccabile. Stavo cercando di capire dove fosse seduto, così da spostarmi tatticamente alla fine della tanda successiva e mirarlo agiatamente. Nella pista non c’era, un sacco di confusione, le luci troppo basse, ma dove si era cacciato? Forse era in pausa sigaretta o pausa bagno?
Ormai rassegnata ad aspettare la tanda successiva, l’ho improvvisamente visto davanti al musicalizador, che mi guardava. Possibile? Sicuramente stava guardando qualcun’altra dietro di me. Eppure, sembrava proprio che guardasse me. E quello non era un cabeceo?
Be’, a un cabeceo si risponde con un altro cabeceo: ed è quello che ho fatto. Ma non mi sono mossa: mai alzarsi, a meno di non essere completamente e definitivamente sicura di esserne la destinataria! Assurdo però, i desideri non si trasformano in realtà così facilmente. Eppure, lui si è avvicinato proprio a me, e ha ripetuto il cabeceo.
Mi sono alzata e ho fatto un bel sorriso, e abbiamo cominciato a ballare.
Un bel feeling, e lui era davvero bravo. Dopo il secondo tango, mi ha sussurrato sorridendo: “Me l’aveva detto, il mio amico, che eri brava, che non dovevo andarmene senza aver ballato con te!

sabato 17 luglio 2010

Angeli da tango (1) – Il Nonnino della Milonga

1. Il Nonnino della Milonga
grado di sicurezza **
grado di piacevolezza ****

Dicesi Nonnino della Milonga quell’esemplare di ballerino di tango la cui età è palesemente superiore a quella media – pur alta – dei ballerini maschi, e che per simpatia e conformazione fisica non può non ispirare tenerezza e affetto “nipotale”.
Ha i capelli bianchi, gli occhi buoni, un abbraccio che ti ricorda la tua infanzia. Ogni tanto profuma di biscotti e mele cotte alla cannella. Si veste da nonno, con pantaloni lunghi e camicie a quadretti sotto le quali si intravede la provvidenziale maglia della salute, ovviamente di lana, che la moglie lo costringe a mettere per evitare che prenda freddo in mezzo alle correnti d’aria.

Essendo in pensione da una vita, da circa vent’anni dedica metà del suo tempo ai nipoti, e l'altra metà al tango. Almeno due volte alla settimana parte dal paese con la sua Cinquecento (sempre la stessa, da dieci lustri almeno), con al fianco la consorte, che non balla, e che quindi non scende neppure, ma rimane in macchina tutta la sera a lavorare a maglia, stando attenta che non si avvicinino “i malintenzionati”. Il Nonnino invece entra in milonga alle 8 di sera (e del resto, lui cena alle 6 e mezza, per cui le 8 è già tardi): è il primo. Si siede e aspetta.
Quando i primi ballerini arrivano, un paio d’ore dopo, lui è sempre lì, immobile. La proprietaria della milonga gli si è già avvicinata un paio di volte, apostrofandolo simpaticamente: “E allora, signor Nonnino, tutto bene? L’orto? La sua signora? I nipoti?”. In realtà, non è solamente interessata alla sua vita, ma ha escogitato questo semplice espediente per controllare che sia ancora vivo (lo è) e reagisca a semplici stimoli esterni.

Il Nonnino della Milonga, oltre a dedicare almeno un paio di sere alla settimana ad andare in milonga, da tempo immemorabile ormai ogni inverno va a Buenos Aires, dove ha pure dei parenti emigrati all’inizio del XX secolo (così sfugge l’inverno italiano e si gode due estati all’anno). Lì ha perfezionato il suo stile, che però diventa di giorno in giorno più flebile e minimalista, per ovvi motivi anagrafici.
Quando torna dai suoi viaggi, nelle milonghe italiane si trova spaesato, e cerca invano di ricreare il clima delle milonghe argentine. Si guarda perciò intorno cercando mirade in risposta alle sue, ma solitamente rimane deluso. Quando però tu lo “miri” da un capo all’altro della sala, con un sorriso di incoraggiamento a 56 denti, il suo sguardo improvvisamente si illumina: la tua mirada sortisce un effetto migliore di un’operazione alla cataratta. Ti invita, titubante, col capo (è mai possibile che una ragazza così giovane possa essere interessata a ballare con lui?), e tu rispondi entusiasticamente. Allora lui si alza traballando, fa tutto il giro della pista, con educazione e rispetto di quelli che stanno già ballando, e si ferma davanti a te con un sorriso. Allora ti alzi e lo abbracci. E sa di biscotti e di cannella, e tu senti che sta davvero ballando per te e con te: non cerca di farsi notare, non gli interessano gli altri. Esisti solo tu, e tra le braccia di quest’uomo di altri tempi ti senti una principessa.
E non importa se i passi sono sempre gli stessi: ritorni alla base del tango, alla camminata, e ti concentri sulla musica, che lui conosce benissimo.

Non puoi allora fare a meno di pensare a quanto ne guadagnerebbero i tanghi con i ballerini giovani, se anche loro cercassero l’essenziale: la musica, la camminata e te, la donna.

Un po’ di vocabolario (1)

Questo è un vocabolarietto che aggiornerò di tanto in tanto, con le definizioni dei termini più ostici che ormai ostento con una certa nonchalance, ma in realtà fino a un paio di anni fa non avevo mai sentito neanch'io.

bandoneon – È una specie di fisarmonica, ma molto più indomita, selvatica e difficile da suonare. Mi dicono.

cabeceo – È il gesto che il ballerino fa col capo per invitare la donna, dopo che si sono guardati (attraverso la mirada), e quello analogo che fa la ballerina per fargli capire che l’invito è stato accettato.

cortina – È il brano (solitamente meno di un minuto) che separa una tanda e l’altra. I musicalizadores si sbizzarriscono, ma vanno per la maggiore Paolo Conte e Vinicio Capossela, benché si possano ascoltare anche brani di musica caraibica o dance.

figura – È un insieme di passi tendenzialmente fissi, che alcuni disgraziati ripetono ossessivamente, senza un briciolo di fantasia né inventiva, incuranti della musica, della donna e della situazione.

milonga – Ha due significati: è il locale dove si balla il tango, nonché uno dei tre grandi generi musicali del tango, insieme al tango (v. voce), appunto, e al tango vals (v. voce). Il genere della milonga si caratterizza per essere generalmente vivace e veloce, anche se non mancano le eccezioni.

milonguero – È così detto, propriamente, il ballerino di tango, che balla, appunto, nella milonga (v. voce). È diverso dal tanguero (v. voce).

tanguero – È così detto, propriamente, l’esperto di tango in senso lato: e quindi non solo il ballo, ma anche la musica, lo stile, gli interpreti, la storia...

martedì 6 luglio 2010

Occhiate... penetranti (ovvero Chi se ne frega del galateo!)

Ormai un po’ di tempo fa – ero allora inesperta, perfino più inesperta di quanto non sia ora – stavo sperimentando il potere della mirada, e avevo visto che un tipo alto, elegante, con la barba, guardava spesso nella mia direzione. Al che avevo intuito che mi volesse invitare, e avevo deciso di ricambiare il suo sguardo.
Dopo un perfetto cabeceo, a cui era seguita la mia risposta affermativa, l’uomo mi è venuto incontro, quindi mi sono alzata e avvicinata, l’ho abbracciato e abbiamo cominciato a ballare. Insomma, fin qui tutto da manuale.

mirada occhiata tango
"Rob", foto di Nils van Rooijen, su licenza CC BY

Dopo pochi secondi, però, mi accorgo che la legnosità dei suoi movimenti ben si accompagna alla legnosità di una specifica parte del suo corpo... io sono incredula, nella mia perfetta ingenuità, e lui comincia a sussurrarmi all’orecchio quanto meraviglioso sia lo stile milonguero, che permette di abbracciare così strettamente una donna, e il código stesso, che permette anche all’uomo di sentirsi “scelto” dalla ballerina...