sabato 18 settembre 2010

Nuove consapevolezze

Le mie vacanze non sono state, tutto sommato, molto tanguere. Cioè: ho ballato, sì, ma non in luoghi esotici (il fato mi ha messo i bastoni tra le ruote) né con gente esotica. Ho ballato molto con i soliti, che danno certezze, e mi sono concessa alcuni lussi: rifiutare di ballare, e scegliere i miei ballerini.
Ho fatto un patto in due punti con me stessa: primo punto, non rifiuto nessun ballo, se non conosco il ballerino, a meno di non averlo visto fare obbrobri davvero agghiaccianti in pista: può sempre rivelarsi una sorpresa positiva. E – secondo punto – mi concedo, ogni sera, almeno due o tre tande per guardare gli altri che ballano: questo mi serve per vedere l’andamento della pista, e per individuare i ballerini con cui mi piacerebbe condividere alcuni tanghi...
Per quanto riguarda il primo punto, devo dire che è il più difficile. Il mio animo enormemente misericordioso, che mi rende incapace di dinieghi e risposte secche, nonché il sottile timore (che è quello di ogni tanguera) di passare la serata a fare da tappezzeria, fanno sì che rispondere negativamente ad un invito a ballare sia davvero difficile. Anche se l’invito è stato un grugnito e magari era pure indirizzato alla mia vicina di sedia, che è riuscita invece a sottrarsi a questa schiavitù psicologica tipicamente femminile, e a rispondere di no, e è stato perciò riciclato a me. Ebbene, io posso dire, dopo lunghi allenamenti, di esserci riuscita: finalmente il mio “No, grazie” ha un’intonazione un po’ più naturale e riesco a sentirmi in colpa solo per una decina di secondi dopo averlo pronunciato (e non per l’intera serata, come accadeva prima).
Cos’è successo? Diciamo che alcune tandas disastrose hanno contribuito a convincermi della necessità di fare una selezione. Inoltre, se errare è umano, perseverare è da idioti: quindi perché costringermi a ballare più e più volte con ballerini con i quali non c’è feeling, se pure loro continuano a invitarmi? Infine, ho deciso che è meglio stare seduta mezz’ora in più, piuttosto che passare i dieci interminabili minuti della tanda a pregare che finisca presto quel supplizio...
Anche perché, quei minuti che passo seduta, li posso impiegare fruttuosamente osservando gli altri che ballano, e quindi le scarpe delle donne (ovvio!), ma anche i loro adornos, e poi gli uomini...
Finalmente, dopo oltre un anno di frequentazione abbastanza assidua delle milonghe, posso dire di saper riconoscere immediatamente un ottimo ballerino. Uomo. Evviva!
Infatti – non so se capita anche alle altre donne – l’unica cosa che riuscivo a vedere, all’inizio, erano proprio le ballerine: innanzitutto perché sono più belle da vedere, più appariscenti, e poi perché riuscivo a valutare solo loro, facendo paragoni con quello che io conoscevo (ossia solo il ruolo femminile). Ora invece riesco a individuare i bravi ballerini dalla loro postura, da come si muovono in pista, da come appoggiano i piedi, da come si comportano con le loro compagne... e li scelgo. Li guardo, cerco di farmi guardare... Molte volte, devo dire, la mirada funziona. Certo, magari a fine serata, quando rimangono solo gli irriducibili e tutti hanno ballato con tutte, e quindi non c’è pericolo di fare torti alle amiche o alle conoscenti; a fine serata, quando perfino gli uomini decidono che possono osare (piccola nota polemica, scusate) e invitare una ballerina nuova, che chissà come balla, o magari l’hanno vista ballare e non è un granché, ma tanto si è a fine serata, e tutto è possibile. Perfino che una tanguera in erba come me balli con un super tanguero di tantissima esperienza e bravura, o magari con più d’uno...
Perché sì, lo posso dire con orgoglio: avrei un certo buon gusto, nello scegliermi i compagni di tanda.

venerdì 6 agosto 2010

Gli esordi (2)

Il secondo anno di corso è partito male, tra sbuffi e mugugni. Non certo miei... Io ero elettrizzata, finalmente il mio ballerino cominciava a seguire un po’ la musica, finalmente cominciava ad avere un repertorio di figure un po’ più esteso, finalmente il suo abbraccio aveva acquisito consistenza... Lui invece era isterico, e continuavamo a litigare furiosamente: sulla lunghezza di ogni passo, su di quanti gradi bisognasse girare per uscire nel modo più comodo, sul numero massimo di ochos che gli era consentito farmi fare prima che mi girasse la testa... Tutto si riconduceva a numeri e equazioni, e pochissima poesia. Io però mi divertivo lo stesso, conscia che una volta finita la lezione anche le discussioni più incredibili si sarebbero esaurite naturalmente; lui invece era sempre più stressato.
La maestra era letteralmente entusiasta di lui. Il maestro stravedeva per me. Questo mi galvanizzava, e invece gettava il mio omino nello sconforto più totale (ossignore, una donna che non ero io gli faceva dei complimenti, che paura!). Io non vedevo l’ora di provare a ballare con altri, per imparare, vedere la differenza, crescere come tanguera; lui invece era terrorizzato, e si rifiutava categoricamente di ballare con le altre: solo con me, sempre con me, ballava esclusivamente per farmi contenta, e quindi non potevo pretendere di più.

Io credevo, ormai, che si fosse reso conto anche lui dei benefici derivanti dal corso: ci vedevamo un po’ più spesso, eravamo costretti a parlare e a confrontarci, litigavamo pure, ma sempre in modo costruttivo, perché lo scopo di imparare qualcosa era comune. In realtà no: per lui il sacrificio continuava ad essere enorme, e anzi, probabilmente era sempre più gravoso, man mano che il tempo passava. La prima volta che gli ho offerto l’occasione di smettere di ballare, lui l’ha presa al volo. E abbiamo smesso di seguire il corso... con la sua promessa di portarmi a ballare, di tanto in tanto.
L’abbiamo pure fatto, un paio di volte, ma a me veniva da piangere, perché mentre ballavo pensavo che quella poteva essere il mio ultimo tango...

Ero giovane e innamorata, e pure un po’ timida. Non contemplavo neppure l’ipotesi di andare in milonga senza il mio omino... e quindi ho deciso di non chiedergli più di andarci, e di smettere anche di ascoltare la musica: mi deprimeva troppo.
Ho eliminato il tango dalla mia vita, convinta che fosse comunque più importante mantenere la mia relazione... Per un po’ ha funzionato. Poi però la mia relazione si è esaurita da sola, e mi sono trovata single e con un sacco di tempo libero. Quindi, quale miglior modo del tango, per riempirlo?

venerdì 23 luglio 2010

Dolcezza e nostalgia

Ho frequentato per un periodo una certa milonga. Lì mi sono follemente innamorata di un abbraccio, di un modo di ballare... un uomo molto dolce, un po' riservato. Ho scambiato solamente due parole, con lui: non ne conosco che il nome. Ma non dimentico quelle emozioni, la sensazione di profondo ascolto e di attesa, di apertura, di dono all'altro di una parte di sé.
Poi la vita mi ha condotto in altre città, in altre milonghe... Ogni tanto, tornando, ho rivisto quell'uomo e ho ballato ancora con lui, ritrovandone la stessa dolcezza e la stessa riservatezza.

Talvolta ho cercato le caratteristiche di quei tanghi in altri tanghi, in altri uomini, però non ho più trovato un identico abbraccio, un'identica dolcezza. Ma ogni ballo è unico, come ogni uomo, come un amore. E guardare al passato non può fare che male: ci sono nuove pagine da scrivere.

Ogni tanto, però, ripenso a quell'uomo, di cui conosco solo il nome... e mi chiedo con nostalgia e tenerezza a chi stia donando i suoi abbracci.

giovedì 22 luglio 2010

Scarpe, fiori e sorrisi

Adoro prepararmi per una serata di tango. È diventata una ritualità, un piccolo momento che ritaglio per me stessa, quando torno a casa di corsa, magari dopo una intensa giornata di lavoro, con un mal di testa che mi sembra di impazzire...
Spesso comincio a "prepararmi" dalla mattina: come prima cosa, ballerine rasoterra. I tacchi sono vietati tutto il giorno, se la sera devo ballare, perché i miei piedi altrimenti si rifiutano di muoversi... Chi mi conosce bene lo sa, e sorride di un sorriso complice quando vede le mie scarpe a inizio giornata.

Tanti tanghi nell'ipod, per preparare il mio spirito durante i tragitti in autobus, e quando la sera rientro, che io abbia due minuti o due ore, sono tutti impiegati a preparare me stessa e la borsa: cena leggera (dalla quale sono banditi aglio e cipolla), doccia, trucco un po' più sofisticato rispetto al giorno, e eventuali cambi davanti allo specchio... I capelli, d'estate, li tengo rigorosamente raccolti: odio sentirli appiccicati alla schiena.
La borsa è fondamentale: io sono un'abitudinaria, per cui uso sempre la stessa, vecchia, enorme, di pelle nera... fuori il netbook, l'astuccio e gli occhiali "da vicino" che uso di giorno, per la notte servono cerotti (che non si sa mai), una bottiglietta d'acqua, un golfino se fa freddo al ritorno, e ovviamente le scarpe. Anche due paia, tanto per andare sul sicuro.

Questo momento diventa magico soprattutto quando vado a ballare con un'amica: allora i preparativi diventano un'occasione per stare insieme e giocare a farci belle.
Ci raccontiamo le nostre ultime storie, parliamo di uomini (ovvio!) e di tango, ridiamo, ci mettiamo lo smalto, proviamo milioni di vestiti prima di decidere con quale ci sentiamo bene, scegliamo i fiori da mettere tra i capelli, e le scarpe, le scarpe, che quelle comode sono meno belle, ma cavolo, con quelle dorate tacco 10 dopo un'ora si muore!

Poi usciamo, sempre di corsa perché siamo sempre in ritardo (e se sono sola ancora di più!), rischiamo di perderci se andiamo in macchina o di essere investite se andiamo a piedi, con le scarpe rasoterra ma i vestiti svolazzanti, e gli occhi e l'anima che sorridono.

sabato 17 luglio 2010

Angeli da tango (1) – Il Nonnino della Milonga

1. Il Nonnino della Milonga
grado di sicurezza **
grado di piacevolezza ****

Dicesi Nonnino della Milonga quell’esemplare di ballerino di tango la cui età è palesemente superiore a quella media – pur alta – dei ballerini maschi, e che per simpatia e conformazione fisica non può non ispirare tenerezza e affetto “nipotale”.
Ha i capelli bianchi, gli occhi buoni, un abbraccio che ti ricorda la tua infanzia. Ogni tanto profuma di biscotti e mele cotte alla cannella. Si veste da nonno, con pantaloni lunghi e camicie a quadretti sotto le quali si intravede la provvidenziale maglia della salute, ovviamente di lana, che la moglie lo costringe a mettere per evitare che prenda freddo in mezzo alle correnti d’aria.

Essendo in pensione da una vita, da circa vent’anni dedica metà del suo tempo ai nipoti, e l'altra metà al tango. Almeno due volte alla settimana parte dal paese con la sua Cinquecento (sempre la stessa, da dieci lustri almeno), con al fianco la consorte, che non balla, e che quindi non scende neppure, ma rimane in macchina tutta la sera a lavorare a maglia, stando attenta che non si avvicinino “i malintenzionati”. Il Nonnino invece entra in milonga alle 8 di sera (e del resto, lui cena alle 6 e mezza, per cui le 8 è già tardi): è il primo. Si siede e aspetta.
Quando i primi ballerini arrivano, un paio d’ore dopo, lui è sempre lì, immobile. La proprietaria della milonga gli si è già avvicinata un paio di volte, apostrofandolo simpaticamente: “E allora, signor Nonnino, tutto bene? L’orto? La sua signora? I nipoti?”. In realtà, non è solamente interessata alla sua vita, ma ha escogitato questo semplice espediente per controllare che sia ancora vivo (lo è) e reagisca a semplici stimoli esterni.

Il Nonnino della Milonga, oltre a dedicare almeno un paio di sere alla settimana ad andare in milonga, da tempo immemorabile ormai ogni inverno va a Buenos Aires, dove ha pure dei parenti emigrati all’inizio del XX secolo (così sfugge l’inverno italiano e si gode due estati all’anno). Lì ha perfezionato il suo stile, che però diventa di giorno in giorno più flebile e minimalista, per ovvi motivi anagrafici.
Quando torna dai suoi viaggi, nelle milonghe italiane si trova spaesato, e cerca invano di ricreare il clima delle milonghe argentine. Si guarda perciò intorno cercando mirade in risposta alle sue, ma solitamente rimane deluso. Quando però tu lo “miri” da un capo all’altro della sala, con un sorriso di incoraggiamento a 56 denti, il suo sguardo improvvisamente si illumina: la tua mirada sortisce un effetto migliore di un’operazione alla cataratta. Ti invita, titubante, col capo (è mai possibile che una ragazza così giovane possa essere interessata a ballare con lui?), e tu rispondi entusiasticamente. Allora lui si alza traballando, fa tutto il giro della pista, con educazione e rispetto di quelli che stanno già ballando, e si ferma davanti a te con un sorriso. Allora ti alzi e lo abbracci. E sa di biscotti e di cannella, e tu senti che sta davvero ballando per te e con te: non cerca di farsi notare, non gli interessano gli altri. Esisti solo tu, e tra le braccia di quest’uomo di altri tempi ti senti una principessa.
E non importa se i passi sono sempre gli stessi: ritorni alla base del tango, alla camminata, e ti concentri sulla musica, che lui conosce benissimo.

Non puoi allora fare a meno di pensare a quanto ne guadagnerebbero i tanghi con i ballerini giovani, se anche loro cercassero l’essenziale: la musica, la camminata e te, la donna.

Un po’ di vocabolario (1)

Questo è un vocabolarietto che aggiornerò di tanto in tanto, con le definizioni dei termini più ostici che ormai ostento con una certa nonchalance, ma in realtà fino a un paio di anni fa non avevo mai sentito neanch'io.

bandoneon – È una specie di fisarmonica, ma molto più indomita, selvatica e difficile da suonare. Mi dicono.

cabeceo – È il gesto che il ballerino fa col capo per invitare la donna, dopo che si sono guardati (attraverso la mirada), e quello analogo che fa la ballerina per fargli capire che l’invito è stato accettato.

cortina – È il brano (solitamente meno di un minuto) che separa una tanda e l’altra. I musicalizadores si sbizzarriscono, ma vanno per la maggiore Paolo Conte e Vinicio Capossela, benché si possano ascoltare anche brani di musica caraibica o dance.

figura – È un insieme di passi tendenzialmente fissi, che alcuni disgraziati ripetono ossessivamente, senza un briciolo di fantasia né inventiva, incuranti della musica, della donna e della situazione.

milonga – Ha due significati: è il locale dove si balla il tango, nonché uno dei tre grandi generi musicali del tango, insieme al tango (v. voce), appunto, e al tango vals (v. voce). Il genere della milonga si caratterizza per essere generalmente vivace e veloce, anche se non mancano le eccezioni.

milonguero – È così detto, propriamente, il ballerino di tango, che balla, appunto, nella milonga (v. voce). È diverso dal tanguero (v. voce).

tanguero – È così detto, propriamente, l’esperto di tango in senso lato: e quindi non solo il ballo, ma anche la musica, lo stile, gli interpreti, la storia...

mercoledì 14 luglio 2010

Animali da tango (4) – L'Esibizionista

4. L’Esibizionista
grado di pericolosità ***
grado di fastidiosità **** – ma a certe donne può piacere

È la seconda delle due naturali evoluzioni del Principiante V.I.P. (v. anche Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi), con il quale condivide il (cattivo) gusto nel vestire. L’Esibizionista ha come unico scopo quello di fare figure, molte ed elaborate, e di farsi notare da bordo pista.
Tu – donna – sei puramente funzionale alla sua performance: sei esclusivamente decorativa, per cui ti sceglie soprattutto se sei giovane e carina, ma non abbastanza appariscente da distogliere l’attenzione da sé stesso. Meglio se sei pure un po’ inesperta (non troppo, però!), così può sfoggiare la sua enorme bravura pure con te, schiacciandoti con la sua superiorità tecnica. In questo caso, per rendere evidente a tutti che è lui quello bravo, nella coppia, quello che magnanimamente si sta prestando a ballare con una Principiante, potrebbe pure interrompere il ballo per spiegarti esattamente quello che devi fare: insomma, è disdicevole fare una figuraccia soltanto perché la ballerina non segue i suoi chiarissimi comandi (v. anche Quello che Scambia la Milonga per una Scuola di Tango)! Ma è pure gratificante, per lui, tutto proteso ad apparire, passare per il tanguero di animo nobile che non disdegna il condividere il suo enorme sapere con le novelline.
L’Esibizionista ovviamente predilige il tango con un abbraccio aperto, appariscente, e inserisce tutto quello che può per suscitare l’ammirazione altrui: ossia tutto ciò che implica un grande volteggiamento di gambe, sue e tue, e ancora meglio se a volteggiare sei tu, tutta intera. Per questo è particolarmente odiato dagli altri ballerini, sia maschi che femmine: i primi non lo sopportano perché occupa moltissimo spazio in pista, non rispettando minimamente l’andamento antiorario del giro (infatti molto spesso lo si vede al centro, “l'unico posto dove si riesce a respirare!”); le seconde lo odiano perché per causa sua, sia che ballino con lui che non lo facciano, tornano a casa coperte di lividi.
Si scusa molto spesso, ma è un’azione privata del suo significato: non è mai davvero dispiaciuto di averti fatto quasi rischiare la vita o di averla fatta rischiare ad altri. In fondo, cosa c’è di più bello che sacrificarsi per ciò che si ama (e quindi, nella fattispecie, per il tango e per lui, il suo più degno interprete)? E in ogni caso tu – donna – sei sacrificabile alla sua causa (e in questo è assimilabile a Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi).

Dopo questa descrizione, tutti penseranno che questo sia un esemplare assolutamente odiato ed evitato in milonga: e invece no, e invece ad alcune donne questo piace... perché questa specie – purtroppo – ha anche un esemplare di genere femminile. È inutile dire che quando due Esibizionisti si incontrano, l’intera pista da ballo è contaminata e praticamente inutilizzabile: come piccioni che eseguono il rituale di corteggiamento, reciprocamente eccitati dalla presenza l’uno dell’altro, hanno la tendenza a considerare tutto lo spazio di loro proprietà. E del resto, perché tutti gli altri ballerini non dovrebbero interrompere la loro danza per osservare avidamente la loro esibizione? E magari applaudire entusiasticamente alla fine?

Se ti capita per sbaglio di accettare l’invito di un Esibizionista, non appena lo riconosci come tale ti conviene fingere di essere una totale inetta, inciampandoti pure nella camminata, bloccandoti a metà di un ocho dicendogli di non aver capito, di non sapere cosa fare. Lui, dopo poco, si stuferà e ti lascerà andare con una scusa: non può permettersi certe figuracce! E soprattutto – ciò che è più importante – non ti inviterà più.

mercoledì 7 luglio 2010

Animali da tango (3) – Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi

3. Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi

grado di pericolosità ****
grado di fastidiosità *****

Si tratta di una delle due naturali evoluzioni del Principiante V.I.P. (v. anche L’Esibizionista), caratterizzata sempre dall’egocentrismo del soggetto preso in esame. Ballare con questo esemplare è una delle esperienze più fastidiose che si possano avere in una milonga: l’unico modo per risollevarsi il morale è pensare di non essere costrette a frequentarlo anche al di fuori.

martedì 6 luglio 2010

La magia del tango

Recentemente, ho accettato un invito che non avevo cercato, proveniente da un uomo sconosciuto e che non avevo neppure mai visto ballare (e quindi, di fatto, una specie di appuntamento al buio).

Già dall’abbraccio ho capito che poteva esserci feeling: confortevole, morbido, ma anche saldo.

Insomma: un abbraccio “da occhi chiusi”. 

Due tangueri si abbracciano a occhi chiusi
"Tango", foto di Iolez Deniel, su licenza CC BY

Dopo il primo tango della tanda ci siamo staccati con un certo dispiacere, e alla fine del secondo il mio compagno di cinque minuti mi ha detto una cosa che mi ha sorpreso, perché gliel’avrei potuta dire io: “Brava, davvero piacevole ballare con te. Con certe persone, come dire, ‘funziona’: sembra impossibile credere di non aver mai ballato insieme, noi due, perché ci capiamo perfettamente.

Ma è questa la magia del tango, no?”.


E, proprio perché la magia è destinata a finire, dopo l’ultima nota della tanda ci siamo lasciati con un sorriso, con un nome che forse ricorderemo, forse no, ma anche con la sensazione fortissima di essere stati profondamente capiti, almeno per dieci minuti, da un perfetto sconosciuto.

Animali da tango (2) – Il Principiante che Vuole Insegnarti i Passi (V.I.P.)

Ritorna a grande richiesta il bestiario del tango, con nuovi affascinanti animali.
Signori, ecco a voi...

Il Principiante che Vuole Insegnarti i Passi (V.I.P.)


grado di pericolosità ***
grado di fastidiosità ****

È la “variante con l’aggravante” dell’animale da tango descritto al punto 1 (Il Principiante), ma meno pericoloso di quello delineato al punto 3 (L’Esibizionista). Di solito ha frequentato un corso che può andare dai 2 ai 12 mesi: ma sempre di Principiante si tratta, però. Soprattutto in confronto a te. È dotato però di una baldanza, di una sicurezza in sé stesso, che il Principiante semplice non ha (e probabilmente nemmeno tu), e che dovrebbe fartelo riconoscere e perciò evitare più facilmente; è anche vero però che – magari momentaneamente distratta a guardare una coppia particolarmente elegante sulla pista, o un po’ demoralizzata se la serata è fiacca – potresti confonderlo con un ballerino magari leggermente buzzurro, ma comunque più esperto di quello che in realtà non è.

Solitamente alto (o è solo la mia personale esperienza?), piacente, e piacione, per vestirsi monitora le mise dei partecipanti di Ballando con le stelle: via libera perciò a pantaloni semiaderenti, camicie stretch di raso o con le paillettes, aperte perferibilmente fin quasi all’ombelico, in modo da lasciar vedere un torace perfettamente rasato, scarpe sgargianti (sono un classico le bicolore da Al Capone, ma ultimamente vanno molto anche quelle argentate o quelle simil-trekking), nonché l’immancabile profumo dolciastro che mira a stordire la malcapitata che si trova tra le sue braccia.

Alcuni poliziotti guardano una coppia che balla tango
"Police Looking Tango", di Nicolas Alejandro, su licenza CC BY

Occhiate... penetranti (ovvero Chi se ne frega del galateo!)

Ormai un po’ di tempo fa – ero allora inesperta, perfino più inesperta di quanto non sia ora – stavo sperimentando il potere della mirada, e avevo visto che un tipo alto, elegante, con la barba, guardava spesso nella mia direzione. Al che avevo intuito che mi volesse invitare, e avevo deciso di ricambiare il suo sguardo.
Dopo un perfetto cabeceo, a cui era seguita la mia risposta affermativa, l’uomo mi è venuto incontro, quindi mi sono alzata e avvicinata, l’ho abbracciato e abbiamo cominciato a ballare. Insomma, fin qui tutto da manuale.

mirada occhiata tango
"Rob", foto di Nils van Rooijen, su licenza CC BY

Dopo pochi secondi, però, mi accorgo che la legnosità dei suoi movimenti ben si accompagna alla legnosità di una specifica parte del suo corpo... io sono incredula, nella mia perfetta ingenuità, e lui comincia a sussurrarmi all’orecchio quanto meraviglioso sia lo stile milonguero, che permette di abbracciare così strettamente una donna, e il código stesso, che permette anche all’uomo di sentirsi “scelto” dalla ballerina...


L’identikit del (mio) perfetto tanguero

Dopo lunghe frequentazioni di milonghe, credo di essere riuscita a individuare l’identikit del tanguero perfetto (perfetto per me, almeno): quando un uomo corrisponde a questa descrizione, difficilmente mi delude.

Innanzitutto, non è molto alto, che sennò l’abbraccio diventa troppo faticoso (l’ideale è la mia stessa altezza quando ho i tacchi), né troppo magro, che sennò non mi sento sostenuta, né troppo grasso (ma comunque ha un po’ di pancetta, che dà una sensazione di solidità e concretezza).
Pulito, ha un buon odore di bucato e sapone, che non coprono però l’odore naturale (aboliti i profumi stordenti e i dopobarba); può tenere un chiodo di garofano in bocca, che ha un profumo gradevole.
Indossa di preferenza una camicia di lino o di cotone (in estate sono ammesse anche le maniche corte e le polo), e dei pantaloni rigorosamente lunghi di foggia abbastanza elegante (vietati i tasconi laterali e i jeans strappati).

Animali da tango (1) – Il Principiante

* Avvertenza: questi sono capitoli dedicati espressamente alle donne. 
Certo, potrebbero fare bene anche a molti uomini.

Chiunque frequenti delle milonghe da un po’ di tempo, sa che esistono tipologie di tangueri ben definite e riconoscibili, che bisogna assolutamente imparare a conoscere, e al più presto: ne va della propria sopravvivenza psicofisica. La prima cosa da imparare è con chi evitare di ballare, e come farlo; solo in un secondo momento ci si potrà concentrare sui tangueri con cui bisogna invece cercare di ballare.
Qui cercherò di proporre una categorizzazione dei più pericolosi “animali da tango” (il mio personalissimo Bestiario), con il loro grado di pericolosità in pista e il loro grado di fastidiosità (da 1 a 5).

NOTA BENE: post politicamente scorretto. Se sei permaloso fermati qui, per questo post ci vuole ironia! :)


1. Il Principiante 

grado di pericolosità **
grado di fastidiosità *

Di solito ti si avvicina con aria timida, con gli occhioni da cerbiatto morente, chiedendoti: “Posso invitarti a ballare?”. Tu, se sei ignara, accetti, magari abbagliata dalla sua giovinezza e dalla sua apparenza gradevole, momentaneamente dimentica che l’esperienza, in certi campi, può dare almeno altrettante soddisfazioni che un bell’aspetto (molto spesso, infatti, i Principianti sono giovani e ben vestiti, e tendono a invitare le ragazze della loro età, ignorando proprio il medesimo assunto).

Mi sono innamorata tre volte, stasera...

Se esistono tante tipologie di tangueri che bisogna assolutamente cercare di evitare, è vero che esistono anche molti ballerini (e ballerine) con i quali ballare è davvero meraviglioso. La cosa più bella in assoluto, secondo me, è quando questa perfetta comprensione capita con uno sconosciuto: è molto raro, ma proprio per questo ancora più magico.

Come si fa però a capire, e a “preparare”, in un certo senso, il terreno per una tanda da non dimenticare?


"Walking in an Embrace", di Louis Dallara, su licenza CC BY

lunedì 5 luglio 2010

Gli esordi (1)

Quando mi sono avvicinata al mondo del tango, ormai qualche anno fa, l’ho fatto come una sorta di terapia di coppia: nella mia mente doveva servire a ravvivare un rapporto un po’ troppo freddo e ingessato


Avevo scelto proprio il tango sia per la sua conclamata sensualità, sia per un certo mio gusto un po’ snobistico ed elitario che mi allontanava da cose “popolari” come i balli caraibici, sia – molto più prosaicamente – perché secondo me ad ogni coppia fa bene “fare” qualcosa insieme, partendo da zero, cercando di creare dialogo e complicità. Mi sono dunque armata di santa pazienza e ho cominciato a cercare di convincere il mio compagno di allora a accompagnarmi.

La mia strategia di persuasione è iniziata mesi e mesi prima del corso: dapprima in modo soft, con allusioni a coppie di amici che avevano tratto grande beneficio dal praticare questo ballo o commenti casuali ad abiti in vetrina (“ma che bene che mi starebbe questo vestitino, me lo vedi mentre volteggio o mi fai fare il caschè?”), e poi in modo sempre meno velato, costringendo il poverino a vedere The Tango Lesson (lui, abituato al massimo al cerebralismo di Shreck!) e a interminabili cenette con sottofondo di Piazzolla (lui, che se non c’è una chitarra elettrica la musica non merita di esistere!).

"The Tango Lesson", immagine tratta dalla locandina del film.