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mercoledì 11 maggio 2016

Come non farsi rifiutare da una donna in milonga

Care amiche, ma soprattutto cari amici, eccomi qui con il post gemello di Come farsi invitare da un uomo in milonga, che tanto vi è piaciuto (grazie!!!).

Ve l'avevo promesso, e quindi vi offro il mio punto di vista cinico e femminile (in effetti, questi due termini potrebbero essere sinonimi) sui motivi che portano una donna a rifiutare un invito in milonga e su come fare per evitare che succeda. Eh sì, perché noi ci lamentiamo tanto che non balliamo abbastanza ma ci concediamo comunque il lusso, ogni tanto, di dire di no.

Ma analizziamo bene il fenomeno, a partire dal perché una donna rifiuta un invito. Ovviamente, come al solito, parto dalla mia esperienza personale e poi la allargo a quella delle mie amiche, per cui sentitevi pure liberi di dissentire: non mi offenderò.
Secondo me, i motivi principali sono questi quattro:

  • perché ha male ai piedi
  • perché sta cercando di invitare con la mirada un altro ballerino
  • perché non le piacete (abbastanza)
  • perché capisce di essere una seconda scelta


Tanguera che non balla in milonga
Milonga, foto di Ioiez Deniel, su licenza CC BY

lunedì 2 novembre 2015

Mutande da tango - Tango Underpants

Che mutande usate quando ballate il tango? I mutandoni della nonna, oppure mutandine di raso e pizzo? (Vale anche per gli uomini: slip bianchi lisi o boxer neri super sexy?)


Se la risposta è "Tanto, non importa a nessuno", allora continuate a leggere: questo post fa per voi.

"Tanto, nessuno le vedrà tranne me": è così che risponde la protagonista di Tango Underpants (letteralmente, "mutande da tango"), corto diretto da Khrob e Miranda Edmonds a partire da un racconto di Carolyn Swindell.

martedì 3 luglio 2012

10 modi per scaricarlo (con grazia) in milonga

Quale donna può affermare di non aver mai desiderato di aver rifiutato un invito, arrivato magari prepotentemente con un colpo sulla spalla, una volta che si sia trovata in mezzo alla pista, abbarbicata a un polipone puzzolente e forforoso, cercando di sopravvivere a calci e pestoni?
Ecco allora a voi un prontuario di scuse garantite al 100% per rifiutare un invito indesiderato. Dalla scusa più classica (che talvolta è pure vera) a quella più arzigogolata e istruttiva, come togliersi dai piedi (anche per sempre) i ballerini più fastidiosi e inopportuni della milonga!

1.        Mi spiace, ma... ho male ai piedi.
È la scusa più gettonata in assoluto, talmente è verosimile. Ormai però gli uomini hanno mangiato la foglia, per cui molto facilmente torneranno a invitarvi dopo un po’; ma può anche capitare che si offendano a morte per la sua banalità, e allora non li vedrete mai più.
2.       Mi spiace, ma... sto raccogliendo le forze per dopo, sono esausta.
Anche questa scusa è molto gettonata e verosimile. Certo, se manca un quarto d’ora alla fine della serata verrete smascherate facilmente.
3.       Mi spiace, ma... stavo giusto per andare a incipriarmi il naso.
Scusa leggermente démodé, ma sempre piena di grazia. Ovviamente, non serve che andiate davvero a incipriarvi il naso, in bagno potete fare quello che volete, basta perdere quei 5 minuti.
4.      Mi spiace, ma... sto aspettando un’amica.
Scusa tranquilla, che non garantisce però il successo al 100% durante l’intera serata: l’inopportuno potrebbe tornare alla carica più tardi, magari pure con la vostra amica.
5.       Mi spiace, ma... sto aspettando un amico.
Variante leggermente più efficace (e maligna) della precedente: gli uomini in milonga si sentono sempre galletti nel pollaio, quindi ribadire la presenza di un ‘amico’ uomo al vostro fianco scoraggerà l’importuno dall’invitarvi ancora.
6.       Mi spiace, ma... ballo solo Antonio Bonavena/Francisco Rotundo/José Servidio (o qualsiasi direttore o compositore misconosciuto...).
Fate un giro su todotango.com per prendere ispirazione. Questa scusa non funziona se il seccatore è un fissato di musica e la conosce più di voi; onde evitare che torni a invitarvi durante la serata, quando parte la tanda di Antonio Bonavena/Francisco Rotundo/José Servidio, mettetevi d’accordo con il musicalizador.
7.       Mi spiace, ma... ho fatto voto di castità tanguera, posso ballare solo con mio marito.
Questa scusa non dà spazio a fraintendimenti. E del resto, se il tango è una religione, perché non dovrebbe avere i suoi fanatici?
8.       Mi spiace, ma... ballo solo con gli uomini vestiti a pois rossi e verdi, con la cresta punk.
Scusa quasi lirica, anche perché consente una grandissima libertà espressiva: potreste voler ballare solo con clown con sei dita, pirati con una gamba di legno, pompieri in divisa...
9.       Mi spiace, ma... non sono una campionessa di apnea, non credo di farcela 10 minuti senza respirare.
Scusa sottilmente insinuante, forse al puzzone cronico potrebbe servire una scusa più esplicativa. Ma in fondo, se non si lava, fatti suoi. Basta che non pretenda di ballare con voi.
10.    Mi spiace, ma... sono allergica alla forfora.
Non si può provare nient’altro che venerazione nei confronti delle caritatevoli sacerdotesse della dea Igiene che usano questa scusa, sacrificando la loro potenziale tanda in nome di un Bene superiore, avendo ripercussioni positive per l’intera comunità delle ballerine!

lunedì 4 giugno 2012

Che bello, ho male ai piedi!

Una delle cose più belle del tango è il male ai piedi. Sembra un controsenso, eppure è così: gli sportivi mi capiranno – anche i maratoneti affermano di sentirsi bene dopo 42 chilometri di corsa. Contano le endorfine ma la questione è anche psicologica. Il male ai piedi del tango è la dimostrazione che la serata è andata bene, perché chi resta seduto tutta la sera non ha certo male, e quel dolore che si irradia dalle piante e si diffonde in tutto il corpo è la prova tangibile che si ha ballato, e tanto, e quindi bene. Infatti, nessuno balla tanto se non si trova bene in una milonga, perché o se ne torna a casa presto o se ne sta seduto a guardare gli altri, maledicendo la propria mala sorte.
Il male ai piedi è una specie di trofeo soprattutto per le donne, che lo esibiscono con orgoglio alle amiche-rivali, le altre ballerine. Più male hanno, e più successo hanno avuto la tal serata.
Il mal di piedi della tanguera, poi, non è lo stesso che può capitare dopo una serata con le scarpe sbagliate, quelle che ti segano le dita e ti riempiono di vesciche ovunque, perché le scarpe da tango sono come delle ciabatte, tacco a parte. I piedi, quindi, dopo una bella serata non sono feriti e malconci, sono semplicemente stanchi. Le endorfine emesse dal proprio corpo che balla felice, del resto, aiutano a sopportare il dolore.
A me è capitato di sfiorare il nirvana, l’illuminazione, durante qualche ultima tanda (tipo alle 8 del mattino, e ballavo dalla mezzanotte). Perché ormai il dolore è assoluto, i piedi vanno da soli, la priorità non sono più gli adornos ma non stramazzare a terra, il cervello è scollegato e la coscienza può intuire vette di saggezza.
Il male ai piedi, infine, è una delle scuse più gettonate per rifiutare un invito. Io però la sconsiglio: intanto, oramai gli uomini non ci credono più, e poi, quando invece è la verità – un po’ come lo scherzo del pastore di Esopo –, valli a convincere che vuoi davvero ballare con loro la prossima tanda, è solo che ora stai praticamente svenendo nelle tue scarpette tacco 10! Io, vi giuro, ho inseguito un ballerino che mi aveva invitato nel momento sbagliato – quando ero appena crollata su un divanetto perdendo praticamente conoscenza – per tutta la sera, cercando di convincerlo che non era una scusa, la mia. Poi alla fine ha ceduto e mi ha invitata, ma che fatica.

lunedì 28 maggio 2012

Animali da tango (6) - Il Provolone

6. Il Provolone
grado di pericolosità ***
grado di fastidiosità *****

Dicesi Provolone quell’esemplare di animale da tango di sesso maschile che ci prova con qualsiasi esemplare di sesso femminile, «basta che respiri». Dunque, partendo dal fatto che, anche in questo caso, ci sono donne che gradiscono la cosa, diciamo che solitamente non è così, e che i Provoloni vengono evitati e indicati a dito. Il Provolone trova nella milonga il proprio habitat ideale poiché, come dimostrato da vari studi, la percentuale di tangueri single è almeno dell’80%.
Esistono almeno tre categorie di Provolone: quello Esplicito, quello Insinuante, quello Palpante. Il Provolone può apparire inizialmente spiritoso o galante, ma alla lunga rivela la sua vera natura, greve e spiacevole. Il Provolone Esplicito (PE) è solitamente sulla cinquantina, separato o divorziato; ha perso con gli anni e l’esperienza ogni inibizione, e non ha quindi nulla da perdere. Si può assistere pertanto a penosi episodi che coinvolgono maturi (e pure quasi marci) esemplari di PE che fanno avances esplicite a bionde ventenni con gambe di giraffa e sorrisi da Barbie. Perché non è solo il risultato che conta, per il PE: anche il semplice fatto di essere visto conversare, all’interno della milonga, con ragazze che non stonerebbero sulla copertina di Playboy è motivo di vanto: tanto poi agli amici potrà raccontare tutte le prodezze che vuole, senza tema di smentita. Le eteree fanciulle abbordate dai PE (va da sé che raramente uno di questi esemplari ci prova con signore sue coetanee), frastornate dal loro eloquio, avranno difficoltà a liberarsene; solitamente, infatti, tali fanciulle, oltre a essere eteree sono pure molto gentili, e cercheranno di svincolarsi senza urtare la presunta sensibilità del maschio – sensibilità che, va da sé, è del tutto inesistente –, con l’unico esito di trascorrere metà della serata a sorridere fissamente maledicendo la loro ineccepibile educazione da piccole duchesse. Gli argomenti di conversazione dei PE sono ristretti: tendono a magnificare i vantaggi di una relazione con loro, uomini di mondo con un’almeno trentennale esperienza in campo sessuale, che non richiederebbe fedeltà né legami sentimentali. Il fatto che abbiano figlie dell’età delle ballerine con cui ci provano, 3 ex mogli da mantenere e una panza che farebbe invidia a un lottatore di sumo non costituisce – evidentemente – un problema da loro giudicato insormontabile.
Il Provolone Insinuante (PI) è un esemplare ancora più viscido e sgradevole del precedente, che almeno ha il coraggio (o l’incoscienza?) delle proprie azioni. Lui non dice, suggerisce. Lui non chiede, propone. Con stratagemmi di psicologia da rivista patinata (è infatti assiduo lettore di Men’s Health), cerca di indurre alla ballerina il desiderio di giacere carnalmente con lui. Ovviamente, alla ballerina l’unico desiderio che nasce è quello di essere campionessa olimpica dei 100 metri piani per fuggire il più velocemente possibile.
Il terzo esemplare di Provolone, il Palpante (PP), è il più sgradevole in assoluto. Colpisce infatti mentre si è in pista, e ha un gusto particolare per le ballerine procaci (la sottoscritta, purtroppo, fa parte di questa non cospicua categoria). Con la scusa di ballare milonguero, con l’abbraccio stretto, il PP avvinghia a sé la malcapitata, arrivando con la mano destra a compiere acrobazie palpatorie «che voi umani non potreste immaginare». Né tantomeno immaginava la ballerina, quando ha incautamente accettato il suo invito.
Che fare quindi quando si incappa in un esemplare di Provolone? Io sconsiglio in ogni caso di accettare le avances, anche se si è alla disperata caccia di un uomo (può capitare nelle migliori famiglie) e se il suddetto è, se non altro, guardabile. Poi ti si appiccica e non te lo scolli più – senza contare l’imbarazzo di vedere il tuo nome associato al suo: il mondo delle milonghe, si sa, è paese... L’unico modo per uscirne indenni è comportarsi in modo sgradevole quanto il loro: piantarli in mezzo alla pista se allungano le mani, e ignorarli mentre parlano quando si è al posto, accettando miradas e inviti da parte di altri ballerini.
Solo un rifiuto vagamente umiliante e preferibilmente ricevuto in presenza di testimoni impedirà loro di riprovarci, con una faccia di bronzo degna di un testimone di geova, la volta successiva.

lunedì 21 maggio 2012

Tangoanalisi


Da anni sostengo l’utilità del tango come percorso psicanalitico alternativo, che consiglio (con scarsissimi esiti, devo dire) a chiunque mi capiti a tiro. Soprattutto ai single incalliti con scarsa fiducia in sé stessi e ancor meno capacità di relazionarsi con l’altro sesso.
Ma perché uno dovrebbe iscriversi a un corso di tango – e poi praticarlo, ovvio – invece che andare da un bravo analista?
1.       Perché costa meno. Moooooooolto meno. E i risultati possono essere miracolosi.
2.       Perché il percorso individuale che si fa è molto concentrato e concreto.
3.       Perché tanti problemi di uomini e donne sono dati dal fatto che non hanno una sana visione di cosa sia essere uomo e essere donna, e il tango ristabilisce gli equilibri.
I clichés riguardo al tango sono moltissimi (consiglio a tutti di leggere questo simpatico libro di Pier Aldo Vignazia); due sono però particolarmente pericolosi e riduttivi, anche perché contengono frammenti di verità: il fatto che il tango sia un ballo «sensuale» e «maschilista».
Andiamo con ordine: la sensualità del tango è riconosciuta da tutti, ma non si deve interpretare questo termine nell’accezione corrente. Il tango è sensuale perché è polisensoriale, perché coinvolge la vista, innanzitutto (a partire dalla mirada), e poi il tatto, con l’abbraccio, e l’olfatto, dato che si balla a strettissimo contatto con il proprio partner.
Questo costringe a un contatto molto forte e molto intimo con l’altro. Costringe a cercare un partner, superando la paura del rifiuto, la timidezza, ma anche il senso di superiorità, e ad aprirsi all’altro. Quando cerchiamo un compagno di ballo, siamo molto vulnerabili: gli uomini rischiano sempre di ricevere un due di picche, e le donne di fare da tappezzeria per tutta la serata. Tutti devono mettersi in gioco, senza esclusione, dimostrando apertura, serenità e disponibilità ad accogliere l’altro.
Il secondo pregiudizio sul tango è che sia un ballo «maschilista». Visto da una certa ottica post-femminista, è vero: l’uomo invita, l’uomo conduce, l’uomo protegge. – Ma insomma, noi siamo donne forti e indipendenti, abbiamo imparato a portare la valigia, vuoi che non sappiamo “portare” anche in una pista da ballo? – protesteranno le mie fedeli lettrici.
In realtà, il tango rispecchia semplicemente i ruoli che uomini e donne, maschi e femmine, hanno ricoperto per millenni, anzi, per milioni di anni. L’uomo è cacciatore e la donna preda – anche se tutti sanno che, in fondo, siamo noi donne che ci scegliamo il compagno. Lo stesso nel tango: la mirada viene proposta dall’uomo, ma è alla donna che spetta l’ultima parola: se non risponde allo sguardo, il ballerino potrà fissarla tutta la sera ma non avrà mai accesso al suo abbraccio. L’uomo conduce il ballo, è vero: ma è suo compito anche far sì che la donna si diverta, non si stufi, venga valorizzata e si senta protetta e rispettata. E sfido qualsiasi donna a dire che non è esattamente quello che cerca in qualsiasi rapporto sentimentale! Da parte sua, l’uomo ha bisogno di una compagna che lo sappia ascoltare e rispetti i suoi tempi e i suoi spazi.
Insomma, se più gente ballasse il tango, secondo me il mondo sarebbe un po’ più felice.

sabato 18 settembre 2010

Nuove consapevolezze

Le mie vacanze non sono state, tutto sommato, molto tanguere. Cioè: ho ballato, sì, ma non in luoghi esotici (il fato mi ha messo i bastoni tra le ruote) né con gente esotica. Ho ballato molto con i soliti, che danno certezze, e mi sono concessa alcuni lussi: rifiutare di ballare, e scegliere i miei ballerini.
Ho fatto un patto in due punti con me stessa: primo punto, non rifiuto nessun ballo, se non conosco il ballerino, a meno di non averlo visto fare obbrobri davvero agghiaccianti in pista: può sempre rivelarsi una sorpresa positiva. E – secondo punto – mi concedo, ogni sera, almeno due o tre tande per guardare gli altri che ballano: questo mi serve per vedere l’andamento della pista, e per individuare i ballerini con cui mi piacerebbe condividere alcuni tanghi...
Per quanto riguarda il primo punto, devo dire che è il più difficile. Il mio animo enormemente misericordioso, che mi rende incapace di dinieghi e risposte secche, nonché il sottile timore (che è quello di ogni tanguera) di passare la serata a fare da tappezzeria, fanno sì che rispondere negativamente ad un invito a ballare sia davvero difficile. Anche se l’invito è stato un grugnito e magari era pure indirizzato alla mia vicina di sedia, che è riuscita invece a sottrarsi a questa schiavitù psicologica tipicamente femminile, e a rispondere di no, e è stato perciò riciclato a me. Ebbene, io posso dire, dopo lunghi allenamenti, di esserci riuscita: finalmente il mio “No, grazie” ha un’intonazione un po’ più naturale e riesco a sentirmi in colpa solo per una decina di secondi dopo averlo pronunciato (e non per l’intera serata, come accadeva prima).
Cos’è successo? Diciamo che alcune tandas disastrose hanno contribuito a convincermi della necessità di fare una selezione. Inoltre, se errare è umano, perseverare è da idioti: quindi perché costringermi a ballare più e più volte con ballerini con i quali non c’è feeling, se pure loro continuano a invitarmi? Infine, ho deciso che è meglio stare seduta mezz’ora in più, piuttosto che passare i dieci interminabili minuti della tanda a pregare che finisca presto quel supplizio...
Anche perché, quei minuti che passo seduta, li posso impiegare fruttuosamente osservando gli altri che ballano, e quindi le scarpe delle donne (ovvio!), ma anche i loro adornos, e poi gli uomini...
Finalmente, dopo oltre un anno di frequentazione abbastanza assidua delle milonghe, posso dire di saper riconoscere immediatamente un ottimo ballerino. Uomo. Evviva!
Infatti – non so se capita anche alle altre donne – l’unica cosa che riuscivo a vedere, all’inizio, erano proprio le ballerine: innanzitutto perché sono più belle da vedere, più appariscenti, e poi perché riuscivo a valutare solo loro, facendo paragoni con quello che io conoscevo (ossia solo il ruolo femminile). Ora invece riesco a individuare i bravi ballerini dalla loro postura, da come si muovono in pista, da come appoggiano i piedi, da come si comportano con le loro compagne... e li scelgo. Li guardo, cerco di farmi guardare... Molte volte, devo dire, la mirada funziona. Certo, magari a fine serata, quando rimangono solo gli irriducibili e tutti hanno ballato con tutte, e quindi non c’è pericolo di fare torti alle amiche o alle conoscenti; a fine serata, quando perfino gli uomini decidono che possono osare (piccola nota polemica, scusate) e invitare una ballerina nuova, che chissà come balla, o magari l’hanno vista ballare e non è un granché, ma tanto si è a fine serata, e tutto è possibile. Perfino che una tanguera in erba come me balli con un super tanguero di tantissima esperienza e bravura, o magari con più d’uno...
Perché sì, lo posso dire con orgoglio: avrei un certo buon gusto, nello scegliermi i compagni di tanda.

martedì 6 luglio 2010

Occhiate... penetranti (ovvero Chi se ne frega del galateo!)

Ormai un po’ di tempo fa – ero allora inesperta, perfino più inesperta di quanto non sia ora – stavo sperimentando il potere della mirada, e avevo visto che un tipo alto, elegante, con la barba, guardava spesso nella mia direzione. Al che avevo intuito che mi volesse invitare, e avevo deciso di ricambiare il suo sguardo.
Dopo un perfetto cabeceo, a cui era seguita la mia risposta affermativa, l’uomo mi è venuto incontro, quindi mi sono alzata e avvicinata, l’ho abbracciato e abbiamo cominciato a ballare. Insomma, fin qui tutto da manuale.

mirada occhiata tango
"Rob", foto di Nils van Rooijen, su licenza CC BY

Dopo pochi secondi, però, mi accorgo che la legnosità dei suoi movimenti ben si accompagna alla legnosità di una specifica parte del suo corpo... io sono incredula, nella mia perfetta ingenuità, e lui comincia a sussurrarmi all’orecchio quanto meraviglioso sia lo stile milonguero, che permette di abbracciare così strettamente una donna, e il código stesso, che permette anche all’uomo di sentirsi “scelto” dalla ballerina...