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lunedì 16 gennaio 2017

Tango in scatola: un libro che avrei voluto scrivere io

Ma l'ha già fatto Vanna Gasparini. 

Al mio posto. Prima di me. Purtroppo e per fortuna. Purtroppo, perché Tango in scatola. Manuale tattico culinario di sopravvivenza tanghera, Edizioni Il Fiorino, è uno di quei libri fortunati, benedetti da una vena comica felice e leggerissima. Talmente perfetto che lo avrei voluto scrivere io (e quindi rosico un po')!
Per fortuna, perché non ho mai riso tanto, leggendo di tango: da lacrime agli occhi. E sfatiamoli, i cliché di questo ballo! Che non è solo dramma, passione e cupa sensualità, ma anche divertimento, ironia e autoironia.

L'autrice è riuscita nella non facile impresa di scrivere un libro sul tango che è un vero spasso, parola di tanguera. Divertente per chiunque, ma tanto più godibile da parte di chi questo ambiente lo frequenta, lo conosce, lo ama (e un po' lo odia).

Quaranta capitoli brevi, fulminei, che sono ritratti di personaggi e situazioni tipiche: impossibile non essercisi imbattuti almeno una volta, impossibile non averle vissute in prima persona.
E, mentre si legge Tango in scatola, impossibile non ridere: noi li conosciamo, questi tipi, sappiamo che facce hanno. Le milonghe ne sono piene, ci abbiamo ballato insieme oppure abbiamo desiderato farlo, e probabilmente (se abbiamo un minimo di autoironia) ci riconosciamo in qualcuno di loro.
Per esempio, Quelle belle. Oppure Quelle brave. O ancora, le peggiori di tutte, Quelle belle, giovani bravissime, molto dotate, morbide, con delle linee perfette, le scarpe originali, l'abito elegante, i capelli lunghi e curati, la postura perfetta, alte e slanciate: «NO COMMENT», (appunto). Ma anche Quelli che ballano tutta la sera con la moglie degli altri, Il Maratoneta, Il Difficile e il suo contraltare, Quello di bocca buona.
Se questi titoli vi fanno risuonare un campanello, siete pronti per Tango in scatola.

domenica 29 novembre 2015

Nella testa di un tanguero (maschio)

Cosa pensa un ballerino di tango, mentre balla? 


Eh sì, signore mie! Perché i nostri amati e odiati ballerini, mentre ballano, devono - a differenza nostra - mantenere un'intensa attività cerebrale (niente battute trite sull'attività cerebrale degli uomini, vi prego!).
I poverini, infatti, quando ballano non possono permettersi di rilassarsi. Questa è una lista (non esaustiva) delle 5 cose che devono tenere sotto controllo:

1. La propria ballerina 

A che livello è? Questo lo saprà fare? È contenta? Capisce? La stringo troppo? Troppo poco?
 
Sembra scontato, ma non lo è per niente. Quante di noi si sono trovate tra le braccia di un pazzo scatenato che sembrava ignorare le regole base della fisica, tipo che anche noi abbiamo un baricentro, una massa e un equilibrio? Ebbene, questo Animale da Tango ha un nome: è Quello che Balla come se Tu - Donna - Non Esistessi.

2. Gli altri ballerini 

Questo qui davanti non si muove. Questo qui davanti mi sta tagliando la strada. E questo da dove sbuca fuori? La freccia, se giri metti la freccia!

Ebbene sì: non si balla mai da soli. Ci sono sempre un sacco di altre coppie - di altri ballerini - che si mettono in mezzo, che muovono le loro gambette, che si spostano in modo imprevedibile e che sono spaventosamente vicini. E del resto, la cosa è reciproca: parafrasando una celebre frase, "siamo sempre gli 'altri' di qualcun altro".

Uomo barbuto che balla il tango
"Tango Formal", di Marshall McFarland, su licenza CC BY


giovedì 11 ottobre 2012

Le "mondane" del tango

Come ho già avuto occasione di dire qui e pure qui, le donne del tango sanno essere delle gran fighe. Inutile dirvi che io faccio parte di questa schiera.
Ma ci sono delle vistose eccezioni... 'vistose' nel senso etimologico del termine: impossibile che passino inosservate.
Legate forse a un’idea un po’ obsoleta del tango, fatto di rose in bocca, spacchi e calze a rete, in milonga si possono vedere degli spettacoli che nemmeno in un casino di inizio secolo. Va bene, i puristi mi diranno che è proprio lì che il tango ha visto i suoi non tanto gloriosi natali, ma insomma, da allora ne è passata, di acqua sotto i ponti, e noi donne del Duemila direi che sarebbe il caso che ci tenessimo aggiornate.
Esiste almeno una "mondana" per milonga, e spesso ci è talmente affezionata che ormai viene confusa col mobilio: c’è sempre, e spesso non frequenta altre milonghe all’infuori della sua ("mondana" sì, ma fedele). A prima vista, le si dà un’età compresa tra i venti e i sessant’anni; io, in quanto donna, non mi ci sono mai avvicinata abbastanza da poter dare una stima più precisa (dovrei chiedere a qualche amico maschio). Lo strato di trucco sotto il quale si nasconde, infatti, è talmente spesso che ci vorrebbe un archeologo per compiere gli scavi necessari a valutare. Un archeologo preistorico, probabilmente.
Viso, quindi, di un omogeneo color terra di siena bruciata (per la variante bronzée) o grigio cipria (per la variante pupée), ma labbra sempre e vistosamente rosso fuoco; gli occhi esprimono un tentativo malriuscito di creare un effetto smokey, ma il risultato è piuttosto Sposa Cadavere.
L’abbigliamento delle "mondane" corrisponde poi ai più triti cliché di tango: cromaticamente, non ci si scosta dal nero e dal rosso, meglio se in abbinata, meglio se paillettati. Più un po’ di doratino, tanto per assicurarsi di non passare inosservate. La mise deve essere rigorosamente cortissima, oppure – in alternativa – avere uno spacco attraverso il quale si vedono (se si è fortunati) le mutande. Le calze a rete, infatti, hanno le maglie talmente larghe che se fossero usate come reti da pesca lascerebbero passare perfino i tonni: l’effetto coprente è quindi una mera utopia.
Per finire, pizzo effetto vedo-non vedo-VEDO a metri, del resto pure i romani lo dicevano, no? « Melius abundare quam deficere ».
In effetti, l’unica deficienza delle "mondane" è la loro, mentale: per il resto abbondano di tutto, dal cattivo gusto alla volgarità.

mercoledì 5 settembre 2012

Tango-voyeur

L’altro giorno sono andata a ballare che non avevo tanta voglia di ballare. È un controsenso, apparentemente. Ma ogni tanto, soprattutto se non ballo da molto, vado in milonga anche solo per avere l’illusione di non uscire dal giro, per il gusto di truccarmi e vestirmi ‘da tango’, ossia con cose francamente improbabili da usare quotidianamente, tipo vestiti verdi con frange di 10 centimetri o scollature che, quantomeno, aumentano l’entropia dell’universo di quel bel po’.
Insomma, sono andata da sola, alla chetichella, sono arrivata prestissimo e mi sono seduta in un angolino, nella penombra. Mi andava di guardare.
Parto dalle scarpe femminili, intanto: controllo quante hanno il mio stesso modello (e rosico un po’, ma diamine, sono troppo comode!), invidio quelle che riescono a volteggiare sul tacco 10, controllo quali comprerò non appena guadagnerò più di 400€ al mese. Poi mi stupisco, come ogni volta, di quanto belle siano le donne del tango: sono tutte curate, tutte magre, tutte elegantissime*.
Osservo i loro movimenti, cercando di carpire qualche segreto, qualche adorno al quale non ho ancora pensato o che è ancora troppo rischioso per me (tipo il mini-gancho fatto sul davanti, ma arretrando: ho sempre l’impressione che cadrei rovinosamente tra l’ilarità generale, se mi azzardassi, e quindi non mi azzardo). Osservo i passi degli uomini, cercando di penetrare il loro mistero – perché io quando ballo non penso a niente, e non ho la minima idea di quello che succeda ‘lì sotto’.
Poi emerge il lato maligno (ebbene sì, non sono buona come mi dipingono), e ridacchio tra me e me quando vedo coppie particolarmente comprese nel loro ruolo, che però sono saltellanti e ridicole. Compiango le poverine che sono in balìa di un Animale da Tango, e cercano di sopravvivere alla tanda – si riconoscono perché, credendo di non essere viste, o alzano continuamente gli occhi al cielo in una muta preghiera, oppure hanno la stessa espressione di chi ha un attacco di dissenteria fulminante.
In mezzo a tutta questa osservazione, però, ho accettato un invito regolamentare (mirada + cabeceo), quasi senza accorgermene. Il tanguero, al secondo brano, mi ha detto: «Certo che tu una cosa la sai fare proprio perfettamente». Ah sì, quale? Sono leggerissima, ho un equilibrio meraviglioso, un abbraccio da paura, seguo la musica come se la disegnassi con i piedi? «La tua mirada è irresistibile». Ma uffa, se non la stavo nemmeno facendo!


* Ci sono delle vistose eccezioni, alle quali da mesi mi ripropongo di dedicare un post, e presto lo farò.

mercoledì 1 agosto 2012

Animali da tango (6) - Quello che Gocciola nel Tuo Decolleté

7. Quello che Gocciola nel Tuo Decolleté 

grado di pericolosità **
grado di fastidiosità ****

Quello che Gocciola nel Tuo Decolleté è un esemplare vagamente viscido, vagamente schifido, ma se balla bene glielo si perdona. Infatti, purtroppo, non è una caratteristica, l’ipersudorazione, controllabile, e quindi merita un occhio pietoso.  

Ciò nonostante, è sempre sorprendente quando si balla per la prima volta in assoluto con un rappresentante di questa specie: nella foga della danza, ormai già consapevoli della sua sovrabbondante traspirazione – è in un bagno di sudore –, sentite qualcosa che casca nella vostra scollatura. Sorprese, vi chiedete che cosa possa essere, magari vi siete immaginate tutto? 

martedì 3 luglio 2012

10 modi per scaricarlo (con grazia) in milonga

Quale donna può affermare di non aver mai desiderato di aver rifiutato un invito, arrivato magari prepotentemente con un colpo sulla spalla, una volta che si sia trovata in mezzo alla pista, abbarbicata a un polipone puzzolente e forforoso, cercando di sopravvivere a calci e pestoni?
Ecco allora a voi un prontuario di scuse garantite al 100% per rifiutare un invito indesiderato. Dalla scusa più classica (che talvolta è pure vera) a quella più arzigogolata e istruttiva, come togliersi dai piedi (anche per sempre) i ballerini più fastidiosi e inopportuni della milonga!

1.        Mi spiace, ma... ho male ai piedi.
È la scusa più gettonata in assoluto, talmente è verosimile. Ormai però gli uomini hanno mangiato la foglia, per cui molto facilmente torneranno a invitarvi dopo un po’; ma può anche capitare che si offendano a morte per la sua banalità, e allora non li vedrete mai più.
2.       Mi spiace, ma... sto raccogliendo le forze per dopo, sono esausta.
Anche questa scusa è molto gettonata e verosimile. Certo, se manca un quarto d’ora alla fine della serata verrete smascherate facilmente.
3.       Mi spiace, ma... stavo giusto per andare a incipriarmi il naso.
Scusa leggermente démodé, ma sempre piena di grazia. Ovviamente, non serve che andiate davvero a incipriarvi il naso, in bagno potete fare quello che volete, basta perdere quei 5 minuti.
4.      Mi spiace, ma... sto aspettando un’amica.
Scusa tranquilla, che non garantisce però il successo al 100% durante l’intera serata: l’inopportuno potrebbe tornare alla carica più tardi, magari pure con la vostra amica.
5.       Mi spiace, ma... sto aspettando un amico.
Variante leggermente più efficace (e maligna) della precedente: gli uomini in milonga si sentono sempre galletti nel pollaio, quindi ribadire la presenza di un ‘amico’ uomo al vostro fianco scoraggerà l’importuno dall’invitarvi ancora.
6.       Mi spiace, ma... ballo solo Antonio Bonavena/Francisco Rotundo/José Servidio (o qualsiasi direttore o compositore misconosciuto...).
Fate un giro su todotango.com per prendere ispirazione. Questa scusa non funziona se il seccatore è un fissato di musica e la conosce più di voi; onde evitare che torni a invitarvi durante la serata, quando parte la tanda di Antonio Bonavena/Francisco Rotundo/José Servidio, mettetevi d’accordo con il musicalizador.
7.       Mi spiace, ma... ho fatto voto di castità tanguera, posso ballare solo con mio marito.
Questa scusa non dà spazio a fraintendimenti. E del resto, se il tango è una religione, perché non dovrebbe avere i suoi fanatici?
8.       Mi spiace, ma... ballo solo con gli uomini vestiti a pois rossi e verdi, con la cresta punk.
Scusa quasi lirica, anche perché consente una grandissima libertà espressiva: potreste voler ballare solo con clown con sei dita, pirati con una gamba di legno, pompieri in divisa...
9.       Mi spiace, ma... non sono una campionessa di apnea, non credo di farcela 10 minuti senza respirare.
Scusa sottilmente insinuante, forse al puzzone cronico potrebbe servire una scusa più esplicativa. Ma in fondo, se non si lava, fatti suoi. Basta che non pretenda di ballare con voi.
10.    Mi spiace, ma... sono allergica alla forfora.
Non si può provare nient’altro che venerazione nei confronti delle caritatevoli sacerdotesse della dea Igiene che usano questa scusa, sacrificando la loro potenziale tanda in nome di un Bene superiore, avendo ripercussioni positive per l’intera comunità delle ballerine!

lunedì 28 maggio 2012

Animali da tango (6) - Il Provolone

6. Il Provolone
grado di pericolosità ***
grado di fastidiosità *****

Dicesi Provolone quell’esemplare di animale da tango di sesso maschile che ci prova con qualsiasi esemplare di sesso femminile, «basta che respiri». Dunque, partendo dal fatto che, anche in questo caso, ci sono donne che gradiscono la cosa, diciamo che solitamente non è così, e che i Provoloni vengono evitati e indicati a dito. Il Provolone trova nella milonga il proprio habitat ideale poiché, come dimostrato da vari studi, la percentuale di tangueri single è almeno dell’80%.
Esistono almeno tre categorie di Provolone: quello Esplicito, quello Insinuante, quello Palpante. Il Provolone può apparire inizialmente spiritoso o galante, ma alla lunga rivela la sua vera natura, greve e spiacevole. Il Provolone Esplicito (PE) è solitamente sulla cinquantina, separato o divorziato; ha perso con gli anni e l’esperienza ogni inibizione, e non ha quindi nulla da perdere. Si può assistere pertanto a penosi episodi che coinvolgono maturi (e pure quasi marci) esemplari di PE che fanno avances esplicite a bionde ventenni con gambe di giraffa e sorrisi da Barbie. Perché non è solo il risultato che conta, per il PE: anche il semplice fatto di essere visto conversare, all’interno della milonga, con ragazze che non stonerebbero sulla copertina di Playboy è motivo di vanto: tanto poi agli amici potrà raccontare tutte le prodezze che vuole, senza tema di smentita. Le eteree fanciulle abbordate dai PE (va da sé che raramente uno di questi esemplari ci prova con signore sue coetanee), frastornate dal loro eloquio, avranno difficoltà a liberarsene; solitamente, infatti, tali fanciulle, oltre a essere eteree sono pure molto gentili, e cercheranno di svincolarsi senza urtare la presunta sensibilità del maschio – sensibilità che, va da sé, è del tutto inesistente –, con l’unico esito di trascorrere metà della serata a sorridere fissamente maledicendo la loro ineccepibile educazione da piccole duchesse. Gli argomenti di conversazione dei PE sono ristretti: tendono a magnificare i vantaggi di una relazione con loro, uomini di mondo con un’almeno trentennale esperienza in campo sessuale, che non richiederebbe fedeltà né legami sentimentali. Il fatto che abbiano figlie dell’età delle ballerine con cui ci provano, 3 ex mogli da mantenere e una panza che farebbe invidia a un lottatore di sumo non costituisce – evidentemente – un problema da loro giudicato insormontabile.
Il Provolone Insinuante (PI) è un esemplare ancora più viscido e sgradevole del precedente, che almeno ha il coraggio (o l’incoscienza?) delle proprie azioni. Lui non dice, suggerisce. Lui non chiede, propone. Con stratagemmi di psicologia da rivista patinata (è infatti assiduo lettore di Men’s Health), cerca di indurre alla ballerina il desiderio di giacere carnalmente con lui. Ovviamente, alla ballerina l’unico desiderio che nasce è quello di essere campionessa olimpica dei 100 metri piani per fuggire il più velocemente possibile.
Il terzo esemplare di Provolone, il Palpante (PP), è il più sgradevole in assoluto. Colpisce infatti mentre si è in pista, e ha un gusto particolare per le ballerine procaci (la sottoscritta, purtroppo, fa parte di questa non cospicua categoria). Con la scusa di ballare milonguero, con l’abbraccio stretto, il PP avvinghia a sé la malcapitata, arrivando con la mano destra a compiere acrobazie palpatorie «che voi umani non potreste immaginare». Né tantomeno immaginava la ballerina, quando ha incautamente accettato il suo invito.
Che fare quindi quando si incappa in un esemplare di Provolone? Io sconsiglio in ogni caso di accettare le avances, anche se si è alla disperata caccia di un uomo (può capitare nelle migliori famiglie) e se il suddetto è, se non altro, guardabile. Poi ti si appiccica e non te lo scolli più – senza contare l’imbarazzo di vedere il tuo nome associato al suo: il mondo delle milonghe, si sa, è paese... L’unico modo per uscirne indenni è comportarsi in modo sgradevole quanto il loro: piantarli in mezzo alla pista se allungano le mani, e ignorarli mentre parlano quando si è al posto, accettando miradas e inviti da parte di altri ballerini.
Solo un rifiuto vagamente umiliante e preferibilmente ricevuto in presenza di testimoni impedirà loro di riprovarci, con una faccia di bronzo degna di un testimone di geova, la volta successiva.

giovedì 24 maggio 2012

Animali da tango (5) – Il Puzzone

5. Il Puzzone
grado di pericolosità *
grado di fastidiosità *****

Trattasi di un esemplare particolarmente infido, benché poco pericoloso, dal momento che quando lo si identifica è ormai troppo tardi. 

Il Puzzone ha perfezionato l’arte del mimetismo: si nasconde nel branco, coperto dall’omertà degli altri maschi, che comunque spesso:
  1. non lo riconoscono; 
  2. non ritengono che possa costituire un problema per la femmina. 

mercoledì 14 luglio 2010

Animali da tango (4) – L'Esibizionista

4. L’Esibizionista
grado di pericolosità ***
grado di fastidiosità **** – ma a certe donne può piacere

È la seconda delle due naturali evoluzioni del Principiante V.I.P. (v. anche Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi), con il quale condivide il (cattivo) gusto nel vestire. L’Esibizionista ha come unico scopo quello di fare figure, molte ed elaborate, e di farsi notare da bordo pista.
Tu – donna – sei puramente funzionale alla sua performance: sei esclusivamente decorativa, per cui ti sceglie soprattutto se sei giovane e carina, ma non abbastanza appariscente da distogliere l’attenzione da sé stesso. Meglio se sei pure un po’ inesperta (non troppo, però!), così può sfoggiare la sua enorme bravura pure con te, schiacciandoti con la sua superiorità tecnica. In questo caso, per rendere evidente a tutti che è lui quello bravo, nella coppia, quello che magnanimamente si sta prestando a ballare con una Principiante, potrebbe pure interrompere il ballo per spiegarti esattamente quello che devi fare: insomma, è disdicevole fare una figuraccia soltanto perché la ballerina non segue i suoi chiarissimi comandi (v. anche Quello che Scambia la Milonga per una Scuola di Tango)! Ma è pure gratificante, per lui, tutto proteso ad apparire, passare per il tanguero di animo nobile che non disdegna il condividere il suo enorme sapere con le novelline.
L’Esibizionista ovviamente predilige il tango con un abbraccio aperto, appariscente, e inserisce tutto quello che può per suscitare l’ammirazione altrui: ossia tutto ciò che implica un grande volteggiamento di gambe, sue e tue, e ancora meglio se a volteggiare sei tu, tutta intera. Per questo è particolarmente odiato dagli altri ballerini, sia maschi che femmine: i primi non lo sopportano perché occupa moltissimo spazio in pista, non rispettando minimamente l’andamento antiorario del giro (infatti molto spesso lo si vede al centro, “l'unico posto dove si riesce a respirare!”); le seconde lo odiano perché per causa sua, sia che ballino con lui che non lo facciano, tornano a casa coperte di lividi.
Si scusa molto spesso, ma è un’azione privata del suo significato: non è mai davvero dispiaciuto di averti fatto quasi rischiare la vita o di averla fatta rischiare ad altri. In fondo, cosa c’è di più bello che sacrificarsi per ciò che si ama (e quindi, nella fattispecie, per il tango e per lui, il suo più degno interprete)? E in ogni caso tu – donna – sei sacrificabile alla sua causa (e in questo è assimilabile a Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi).

Dopo questa descrizione, tutti penseranno che questo sia un esemplare assolutamente odiato ed evitato in milonga: e invece no, e invece ad alcune donne questo piace... perché questa specie – purtroppo – ha anche un esemplare di genere femminile. È inutile dire che quando due Esibizionisti si incontrano, l’intera pista da ballo è contaminata e praticamente inutilizzabile: come piccioni che eseguono il rituale di corteggiamento, reciprocamente eccitati dalla presenza l’uno dell’altro, hanno la tendenza a considerare tutto lo spazio di loro proprietà. E del resto, perché tutti gli altri ballerini non dovrebbero interrompere la loro danza per osservare avidamente la loro esibizione? E magari applaudire entusiasticamente alla fine?

Se ti capita per sbaglio di accettare l’invito di un Esibizionista, non appena lo riconosci come tale ti conviene fingere di essere una totale inetta, inciampandoti pure nella camminata, bloccandoti a metà di un ocho dicendogli di non aver capito, di non sapere cosa fare. Lui, dopo poco, si stuferà e ti lascerà andare con una scusa: non può permettersi certe figuracce! E soprattutto – ciò che è più importante – non ti inviterà più.

mercoledì 7 luglio 2010

Animali da tango (3) – Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi

3. Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi

grado di pericolosità ****
grado di fastidiosità *****

Si tratta di una delle due naturali evoluzioni del Principiante V.I.P. (v. anche L’Esibizionista), caratterizzata sempre dall’egocentrismo del soggetto preso in esame. Ballare con questo esemplare è una delle esperienze più fastidiose che si possano avere in una milonga: l’unico modo per risollevarsi il morale è pensare di non essere costrette a frequentarlo anche al di fuori.

martedì 6 luglio 2010

Animali da tango (2) – Il Principiante che Vuole Insegnarti i Passi (V.I.P.)

Ritorna a grande richiesta il bestiario del tango, con nuovi affascinanti animali.
Signori, ecco a voi...

Il Principiante che Vuole Insegnarti i Passi (V.I.P.)


grado di pericolosità ***
grado di fastidiosità ****

È la “variante con l’aggravante” dell’animale da tango descritto al punto 1 (Il Principiante), ma meno pericoloso di quello delineato al punto 3 (L’Esibizionista). Di solito ha frequentato un corso che può andare dai 2 ai 12 mesi: ma sempre di Principiante si tratta, però. Soprattutto in confronto a te. È dotato però di una baldanza, di una sicurezza in sé stesso, che il Principiante semplice non ha (e probabilmente nemmeno tu), e che dovrebbe fartelo riconoscere e perciò evitare più facilmente; è anche vero però che – magari momentaneamente distratta a guardare una coppia particolarmente elegante sulla pista, o un po’ demoralizzata se la serata è fiacca – potresti confonderlo con un ballerino magari leggermente buzzurro, ma comunque più esperto di quello che in realtà non è.

Solitamente alto (o è solo la mia personale esperienza?), piacente, e piacione, per vestirsi monitora le mise dei partecipanti di Ballando con le stelle: via libera perciò a pantaloni semiaderenti, camicie stretch di raso o con le paillettes, aperte perferibilmente fin quasi all’ombelico, in modo da lasciar vedere un torace perfettamente rasato, scarpe sgargianti (sono un classico le bicolore da Al Capone, ma ultimamente vanno molto anche quelle argentate o quelle simil-trekking), nonché l’immancabile profumo dolciastro che mira a stordire la malcapitata che si trova tra le sue braccia.

Alcuni poliziotti guardano una coppia che balla tango
"Police Looking Tango", di Nicolas Alejandro, su licenza CC BY

Animali da tango (1) – Il Principiante

* Avvertenza: questi sono capitoli dedicati espressamente alle donne. 
Certo, potrebbero fare bene anche a molti uomini.

Chiunque frequenti delle milonghe da un po’ di tempo, sa che esistono tipologie di tangueri ben definite e riconoscibili, che bisogna assolutamente imparare a conoscere, e al più presto: ne va della propria sopravvivenza psicofisica. La prima cosa da imparare è con chi evitare di ballare, e come farlo; solo in un secondo momento ci si potrà concentrare sui tangueri con cui bisogna invece cercare di ballare.
Qui cercherò di proporre una categorizzazione dei più pericolosi “animali da tango” (il mio personalissimo Bestiario), con il loro grado di pericolosità in pista e il loro grado di fastidiosità (da 1 a 5).

NOTA BENE: post politicamente scorretto. Se sei permaloso fermati qui, per questo post ci vuole ironia! :)


1. Il Principiante 

grado di pericolosità **
grado di fastidiosità *

Di solito ti si avvicina con aria timida, con gli occhioni da cerbiatto morente, chiedendoti: “Posso invitarti a ballare?”. Tu, se sei ignara, accetti, magari abbagliata dalla sua giovinezza e dalla sua apparenza gradevole, momentaneamente dimentica che l’esperienza, in certi campi, può dare almeno altrettante soddisfazioni che un bell’aspetto (molto spesso, infatti, i Principianti sono giovani e ben vestiti, e tendono a invitare le ragazze della loro età, ignorando proprio il medesimo assunto).