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giovedì 7 aprile 2016

Io e il tango (ovvero: Una storia d'amore)

Un'altra ospite nel mio blog: è Giovanna Bettio. Qualcuno di voi forse ci ha ballato insieme in milonga, di cui è un'assidua frequentatrice. Qui ci racconta la sua storia d'amore con il tango, cominciata ormai qualche anno fa...
Leggiamola insieme.


Come ci siamo conosciuti

È ironica e felice l’amica e autrice di questo blog che mi ospita con un post semi-serio. L’ho conosciuta ormai quattro anni fa per lavoro e mi ha convinto in poche mosse a iscrivermi a un corso di tango. Mi piaceva la musica che mi faceva spesso ascoltare tra un comunicato stampa e l’altro. Mi piaceva sentirla parlare di quello che la emozionava del tango, mi piaceva vederla camminare. Così ci ho provato: per gioco mi sono iscritta a un corso per principianti.

I miei obiettivi?


  1. Riconciliarmi con il genere maschile, 
  2. andare oltre la mia zona di confort
  3. guardarmi nel profondo e, magari, migliorarmi.

Giovanna Bettio sorride in milonga
Il sorriso di Giovanna, foto di Juliet Astafan.

Com'è nato l'amore

Incredula di mettere un passo dietro l’altro, oggi ballo tango da tre anni e cerco di non lasciar passare troppo tempo tra una tanda e un’altra. Il tango è diventato quasi come la meditazione: corpo e mente, se viaggiano assieme, ti fanno percepire il sublime piacere dell’essere presenti e disponibili a vivere le emozioni che accadono in quel momento preciso. Dunque, che dire: sì, le mie aspettative sono state sicuramente rispettate... Ma vediamo come, punto per punto.

1. Riconciliarmi con il genere maschile

Ebbene sì, in quel momento della mia vita avevo bisogno di riconciliarmi con gli uomini. Questo  è successo, naturalmente nel tempo, grazie all’abbraccio.
All’inizio ero arrabbiata, molto. Mi ero fatta rubare l’anima in pochi mesi con una storia sbagliata e, con il tango, grazie al linguaggio del corpo, potevo finalmente dare fiducia e affidarmi; ma che fatica!

Ogni tanda è diversa perché siamo diversi noi stessi e il ballerino/a cui ci concediamo. C'è la tanda simpatica, la tanda imbarazzante, c’è quella emozionante, c’è quella rassicurante... e quella che ti mette alla prova (penso a un ballerino che ha molta padronanza della tecnica mentre magari voi non ne avete ancora), e ci siamo noi e lui con le nostre mille sfumature. Entrambi dovremmo unicamente desiderare di volerci rilassare nella musica. È il bello del tango e della vita, l’imperfetto!

A meno che non si tratti di un uomo che ha ballato tutta la sera e ha dimenticato un cambio di camicia a casa, non c’è alcun motivo per non farsi prendere da un abbraccio di cuore se vi affidate a chi sta di fronte a voi!
Se non lo conoscete e vi sentite messe alla prova, il mio consiglio è: concentratevi prima sul ritmo e, se nel frattempo riuscite a sentirvi rilassati, sulla melodia, se riuscite a entrare in sintonia con il partner.

Abbracciare con il cuore
Un abbraccio di cuore, foto di Sergio Scandiuzzi.

2. Superare la mia zona di comfort

Non posso dire come mi soprannominano le mie amiche di milonga, tra il divertito e l'incredulo. Diciamo che ha a che fare con le pubbliche relazioni. Questo perché - a detta loro - ho successo con i tangueri e riesco a ballare anche in situazioni "difficili"...
Io mi do questa spiegazione: sono dolcezza e empatia a permettermi di fare qualche tanda in più rispetto magari a alcune signore sedute accanto a me, che, pur più belle o brave, a volte non vengono invitate. La fortuna del principiante? Io non credo sia solo questo.
L’attenzione alla milonga, il sorriso (a volte sfacciato) e la voglia di ballare mi hanno spesso aiutato a superare la mia “timidezza” e le mie paranoie.

Ho scoperto che non sono l’unica che fa fatica a relazionarsi nel ballo: molti ballerini (parlo dei maschi perché ne ho avuto riscontro chiacchierando con alcuni di loro) spesso si fanno smascherare nella loro timidezza. A volte mi capita di percepire che sono piacevolmente sorpresi o, semplicemente, che si divertono/stanno bene, nella tanda.
 Da cosa lo capisco? L’espressione felice del viso e il silenzio sono quanto di più bello possa esserci, soprattutto se la timidezza non viene scambiata con l’imbarazzo che ci può essere quando si prova attrazione o voglia di abbandonare la tanda per la pressione emotiva che percepiamo dall’incontro con l’altro.

3. Guardarmi nel profondo (e migliorarmi)

Non mi reputo una gran ballerina e nemmeno mi reputo una “gnocchissima” come se ne vedono spesso in milonga, ma sicuramente non mi piace passare inosservata. Generalmente gli orecchini mi aiutano a non passare inosservata: ne indosso di grandi, dalle forme stravaganti e spesso colorati.
Inizialmente facevo fatica a pensare di indossare qualcosa di diverso da un jeans. Il jeans mi piace e lo porterei anche 6 giorni su 7, indipendentemente dalla situazione! Ma ho capito che in milonga anche l'occhio vuole la sua parte. Quindi, cerco di vestirmi in maniera femminile ma senza volgarità.
Ora cerco di prepararmi come se avessi un appuntamento importante a lavoro o se stessi per uscire con un uomo che mi interessa. Questo aspetto futile ha permesso di valorizzarmi e di scoprirmi carina indipendentemente da come passo agli occhi dell’altro.
Inizialmente mi sentivo osservata da chi rimane seduto, ma ora penso: chissenefrega se sbaglio, non è mica una gara a essere perfetti! Se sbaglio è perché non mi sono fidata e non ho saputo ascoltare come il tango insegna alle donne. Ed è proprio l’ascolto che mi aiuta a migliorarmi: nella vita si tende a accelerare, ma mettere pressione all’altro non aiuta.
Questa in effetti vale anche come regola di coppia!

Che cosa sto imparando dal tango?

Il tango mi è servito per dirmi: “Dai, muoviti, mettiti quella canottiera carina, truccati e esci” nei momenti in cui avrei solo voluto stare a casa in pigiama perché mi sentivo sola, brutta e stanca; il tango mi è servito per dirmi: “Rimettiti un po’ in forma”, quando proprio in forma non lo ero, e a consolidare la consapevolezza in me che si può arrivare alle persone senza per forza doversi conoscere.
Il tango mi ha permesso di rilassarmi, cosa che nella vita quotidiana fatico a fare, di vedere la gente avere voglia di vivere anche a settant’anni.


Che cosa mi emoziona nel tango?

La gratitudine nello sguardo di chi è di fronte a me.
L’emozione dell’abbraccio.
La sensazione che quello che vivi si modifica come tu ti modifichi.



Ringrazio le mogli e le fidanzate dei ballerini con cui ballo non solo perché sanno che il tango è un gioco e che, quindi, in milonga non si deve essere troppo gelose!
Ringrazio gli amici che mi ri-abbracciano volentieri e dedico questo post a un amico recentemente scomparso il quale ha lasciato un piccolo vuoto anche nel mio cuore.



Articolo di Giovanna Bettio.

Chi sono in sette righe e mezza

Digital addicted, empatica, determinata e periodicamente in crisi perché incontentabile. Ho studiato storia dell’arte per diventare marketer, così almeno mi vedo. Grazie alla formazione prima umanistica e poi economica, ho cominciato a interessarmi alla scrittura per il web e ai nuovi media prima per il turismo e poi per le scienze: le persone leggono, si confrontano, accedono a internet ovunque e i social network così come l'acquisto online sono esperienze quotidiane per milioni di persone oramai da qualche anno. Mi sono appassionata al web tanto da specializzarmi in comunicazione digitale e ora organizzo eventi. In valigia ho sempre qualche libro, una reflex e qualche cv di jazz e di indie-rock.

venerdì 12 febbraio 2016

Cosa vogliono le donne nel tango?

Ciao a tutti, eccomi su Raccontango con questo post sul tango da un punto di vista femminile, ma tradotto e postato da un uomo che si interroga sul suo significato più profondo. Molti ballerini si chiedono: “Ma cosa vuole una donna nel tango?” E la risposta molto spesso è: “Come al solito è una rompiscatole, anche nel tango. Non le va mai bene niente”. Ma il vero problema è che molti ballerini non si pongono questa domanda. Pensano che quello che per loro è importante lo sia anche per la donna. Oggi scopriremo che non è così, direttamente dalla bocca delle ballerine.

Ma che ci faccio io su Raccontango?


Incredibile la storia che mi ha portato qui. Come avrete già letto, il tango ci ha messo lo zampino. Ho conosciuto Elena su Facebook qualche mese fa, tramite il gruppo "Il Galateo della Milonga". Poi a fine gennaio per lavoro sono stato a Roma a C-Come 2016, un convegno sulla comunicazione. Ho fatto un intervento al microfono e mi sono presentato. In sala c’era anche Elena, che mi ha riconosciuto e alla prima pausa caffè si è subito presentata. Che sorpresa! Lo confesso: è stato amore a prima vista (senza fraintesi, cercate di capirmi eh?). Una persona squisita e con delle ottime capacità relazionali. Una vera donna della comunicazione! È scattato il feeling. Avremmo voluto ballare ma il contesto non ce lo consentiva. Così ci siamo abbracciati. Questo è il succo del tango. E della vita. Una volta tornati a casa abbiamo continuato a comunicare ed eccomi qui con il mio primo post.

Mi presento.

Sono un uomo e ballo il tango da ottobre 2013. Sono un musicista e suono il piano dal 1972. Sono un consulente e mi piace approfondire. Mi occupo di comunicazione e mi piace capire chi ho di fronte. Sono un artista e mi piace emozionare ed emozionarmi.  

Per tutti questi motivi ho cominciato a indagare e cercare approfondimenti sul mondo del tango, su come esprimere al meglio la musica, su come rendere una tanda indimenticabile, su cosa significhi la mitica “tanda maggica” tanto decantata. Le mie domande erano: “Come posso esprimere le emozioni della musica? Come posso rendere felice la ballerina che balla con me? E cosa significa ballare per lei?“

Nelle mie ricerche, uno degli articoli che ho trovato più illuminanti è stato sicuramente questo di Mari Johnson sul suo blog MyTangoDiaries, intitolato “What Woman Want”. Eccovi la mia traduzione. 

WWW: What Women Want


“Conosco un ballerino che balla solo da 10 mesi. Gli piacciono le camminate, l’abbraccio stretto e il traspie. Ma i suoi passi sono sempre lineari, senza molte figure. Molte ballerine con grande esperienza di tango gli fanno i complimenti per come balla in modo passionale. Sono conquistate dall’aspetto emozionale e dalla sicurezza nella sua guida.

Recentemente ha ballato con una ballerina che insegna tango da 7 anni, molto amica di Fabian, Gustavo e Chicho, quindi ha ballato molte volte coi migliori. Lei gli ha detto che è stato molto bello ballare con lui perché era veramente presente. Allora, incoraggio tutti voi, ballerini principianti, a concentrarvi sulla vostra attenzione emozionale alla musica e verso la donna che state abbracciando. Questo vi porterà molto più avanti con il vostro partner rispetto alle complicate sequenze che potreste guidare.” — Naomi Bennet, Tango-L

La cattiva notizia:


Ballerini, questo primo aspetto probabilmente vi metterà a disagio e mi dispiace. Le ballerine sono tutte diverse.  Ognuna di noi apprezza cose diverse e l’abbraccio perfetto per una ballerina potrà suscitare lamentele da parte di un’altra. Alla Tanguera A non bastano mai le volcadas, mentre la Tanguera B non le sopporta. È frustrante cercare di imparare e reimparare cosa le ballerine desiderano.

venerdì 13 novembre 2015

In His Shoes - Nelle sue scarpe (di lui)

Ballo il tango da quasi 10 anni. E sono dieci anni che mi lamento dei ballerini uomini: imbranati, non sentono la musica, non sanno abbracciare, non sanno stare in pista, ti massacrano i piedi, ti fanno fare sempre gli stessi tre passi…

Ragazze, qualcuna si riconosce?

Ebbene, a voi, proprio a voi, voglio raccontare una storia.

"El Tango de Roxane", di Lieven Soete, su licenza CC BY


lunedì 2 novembre 2015

Mutande da tango - Tango Underpants

Che mutande usate quando ballate il tango? I mutandoni della nonna, oppure mutandine di raso e pizzo? (Vale anche per gli uomini: slip bianchi lisi o boxer neri super sexy?)


Se la risposta è "Tanto, non importa a nessuno", allora continuate a leggere: questo post fa per voi.

"Tanto, nessuno le vedrà tranne me": è così che risponde la protagonista di Tango Underpants (letteralmente, "mutande da tango"), corto diretto da Khrob e Miranda Edmonds a partire da un racconto di Carolyn Swindell.

lunedì 6 agosto 2012

Lezioni di mazurka

Sono in vacanza. Pace, relax, nessun pensiero, finalmente. L’unico problema è che, nella sperduta valle delle Dolomiti dove mi trovo, di tango argentino non c’è nemmeno l’ombra.
E quindi mi sto attrezzando come posso: tanta musica da ascoltare e studiare (14 giga, yeah!), libri di tango, la pagina di todotango.com perennemente aperta...
La teoria però non può bastare, a una ballerina scatenata come me, e quindi ho trovato un surrogato divertentissimo: le sagre. Infatti, ogni settimana (e anche più spesso) c’è una meravigliosa e molto caratteristica festa paesana, ciascun villaggio in (più o meno benevola) competizione con l’altro, in una rivalità che li spinge a continue gare di originalità e di cucina – per cui, tra l’altro, mi sto ingozzando con una certa soddisfazione di polenta, pastin, bóia, formaggio fritto e altre specialità locali, con buona pace della dieta.
Il momento della sagra che preferisco in assoluto, però, è il tardo pomeriggio, in cui band improbabili dai nomi ancora più improbabili (da Avanzi di balera a Le sprizzanti Iris e Sue Ellen) animano musicalmente la serata, e arzilli vecchietti si scatenano sulla pista da ballo – generalmente un 4x4 metri di compensato. Ebbene, i suddetti vecchietti sono davvero arzilli, e davvero scatenati! Tengono ritmi che io, che ho all’incirca un terzo dei loro anni, mi posso solo sognare. Ma ci provo, in fondo il ballo liscio è davvero una banalità, in confronto al tango argentino: per intenderci, è un po’ come Nek paragonato a Franco Battiato.
Il problema, però, è che, se io sono dotata dei quantitativi minimi di intuizione, coordinazione e senso del ritmo necessari a cavarmela in qualche modo in pista, il mio omino no. E quindi mi trovo a tenere improbabili lezioni di mazurka, circondata da vecchietti bionici che sorridono sotto i baffi volteggiando come trottole, scandendo forsennatamente il tempo: « Unò, duettré, unò, duettré, ma insomma, amore, ma come fai a non sentire il rimo, non senti che è ternario? Guarda, prima la destra (sinistr, destr) e poi la sinistra (destr, sinistr), bravo, così, eh no, non devi andare per conto tuo, senti la musica, la MUSICA! ».
Magari non vinceremo i prossimi campionati italiani, ma almeno smaltiamo la polenta e il formaggio fritto.

martedì 15 maggio 2012

Il tango è come la bicicletta...


... una volta che hai imparato, non lo dimentichi più.
Posso supportare questa affermazione portando due esempi. Il primo: erano più di quattro mesi che non ballavo. Quando non ballo entro in una spirale deleteria, perché meno ballo meno voglio sentir parlare di tango perché poi mi deprimo che non ballo e più mi perdo in mille altre cose, e poi che stanchezza che alle 10 di sera mi addormento sul divano e che tristezza che devo andare da sola e che paura che alle 3 di notte mi addormento al volante poi faccio un incidente e poi muoio.
Insomma, magari sono un po’ melodrammatica ma la sostanza è questa.
Ma torniamo a noi: erano più di quattro mesi che non ballavo, mese più mese meno. – Ma come mai? – si chiederanno i miei fedeli lettori. Questa è un’altra storia... promesso che ve la racconterò. Sono andata a ballare perché c’era una bellissima serata di tango proprio dietro casa mia, e vi assicuro che non abito a Parigi e quindi non è assolutamente quotidiano che ci siano serate di tango dietro casa mia, talmente dietro che ci vado in bicicletta. Quindi mi toccava proprio andare, pena amari rimorsi per i prossimi sei mesi minimo. E quindi ci sono andata.
Mi sono vestita carina ma nemmeno tanto, quasi per paura di rimanere delusa – dalla serata, dalla gente, da me stessa. Eh sì, perché avevo proprio paura di aver dimenticato tutto!
Sono partita da casa e ho fatto tutto il tragitto (ok, sono tre minuti ma mi sono parsi lunghissimi!) rimuginando tra me e me: “Sarà un disastro, avrò le gambe di legno, nessuno mi inviterà e l’unico che lo farà gli rovinerò addosso tra lo sconcerto generale”. Quando sono arrivata però mi sono rassicurata: tante facce conosciute, atmosfera conviviale...
Mi sono messa le scarpette e... magia! Sapevo ballare!
Una meraviglia, un successone, complimenti a pioggia e ho riacquistato sicurezza e voglia.
La cosa più bella però è il mio secondo esempio, quello che ho anticipato all’inizio del post: il mio compagno. Quello legnosetto, ricordate?
Ecco: lui non ballava da un anno credo, e per uno che ha fatto un corso di tango di sei mesi in tutto direi che è tantissimo. Eppure, quando l’ho costretto a ballare, è accaduto una specie di miracolo: sapeva, si ricordava, era perfino più sciolto rispetto a un anno fa! Probabilmente le cose si sono sedimentate e sono maturate, così, da sole. Pazzesco!
Ora devo solo convincerlo a continuare, e non la vedo facile. Ma io sono più cocciuta di lui, e lui lo sa. Lo aspetto al varco.

lunedì 17 gennaio 2011

Anno nuovo...


Ebbene sì... è una vita che non aggiorno il blog. E questo non perché non balli più, o perché mi sia stufata (per quanto io non sia una persona costante, trattandosi di hobby).
Credo che tutto dipenda dal fatto che sono presa... da altro. Insomma: diciamo che se il tango è il ‘surrogato’, io ora mi sto godendo l’originale...
Continuo a ballare, durante la settimana, e il weekend lo dedico ad altro. Anche se ultimamente non è proprio così, perché il mio omino sta imparando. A ballare, sì! E io non l’ho neanche costretto. Anzi, non gli ho proprio chiesto niente (e qui ci sta un bel ‘tiè’ allo storico ex recalcitrante, insomma, ci sta, no?)!
Dopo un momento di entusiasmo iniziale, però, temo di aver capito le motivazioni recondite che muovono il mio tanguero in erba... e non sono, purtroppo, così romantiche come speravo. Credo proprio che stia facendo tutto questo (corsi, pratiche, capodanno danzante perfino!) per controllarmi. Insomma, non gli garba del tutto sapermi in giro a ballare con chissà quanti uomini più o meno sconosciuti, che mi fanno più o meno innamorare tutte le sere... vuole esserci anche lui; e io lo lascio fare, ovvio. Anzi, lo incoraggio, cerco di aiutarlo per quanto posso. Devo dire che sta facendo passi da gigante. Ora deve solo superare il blocco che gli impedisce di invitare a ballare donne che non conosce... ma lo supererà.
Intanto me lo godo tutto e solo io, in milonga, con la sua camminata rigidina, i movimenti ancora legnosetti, lo sguardo allucinato un po’ da serial-killer... ma il suo abbraccio è il più bello del mondo.

venerdì 6 agosto 2010

Gli esordi (2)

Il secondo anno di corso è partito male, tra sbuffi e mugugni. Non certo miei... Io ero elettrizzata, finalmente il mio ballerino cominciava a seguire un po’ la musica, finalmente cominciava ad avere un repertorio di figure un po’ più esteso, finalmente il suo abbraccio aveva acquisito consistenza... Lui invece era isterico, e continuavamo a litigare furiosamente: sulla lunghezza di ogni passo, su di quanti gradi bisognasse girare per uscire nel modo più comodo, sul numero massimo di ochos che gli era consentito farmi fare prima che mi girasse la testa... Tutto si riconduceva a numeri e equazioni, e pochissima poesia. Io però mi divertivo lo stesso, conscia che una volta finita la lezione anche le discussioni più incredibili si sarebbero esaurite naturalmente; lui invece era sempre più stressato.
La maestra era letteralmente entusiasta di lui. Il maestro stravedeva per me. Questo mi galvanizzava, e invece gettava il mio omino nello sconforto più totale (ossignore, una donna che non ero io gli faceva dei complimenti, che paura!). Io non vedevo l’ora di provare a ballare con altri, per imparare, vedere la differenza, crescere come tanguera; lui invece era terrorizzato, e si rifiutava categoricamente di ballare con le altre: solo con me, sempre con me, ballava esclusivamente per farmi contenta, e quindi non potevo pretendere di più.

Io credevo, ormai, che si fosse reso conto anche lui dei benefici derivanti dal corso: ci vedevamo un po’ più spesso, eravamo costretti a parlare e a confrontarci, litigavamo pure, ma sempre in modo costruttivo, perché lo scopo di imparare qualcosa era comune. In realtà no: per lui il sacrificio continuava ad essere enorme, e anzi, probabilmente era sempre più gravoso, man mano che il tempo passava. La prima volta che gli ho offerto l’occasione di smettere di ballare, lui l’ha presa al volo. E abbiamo smesso di seguire il corso... con la sua promessa di portarmi a ballare, di tanto in tanto.
L’abbiamo pure fatto, un paio di volte, ma a me veniva da piangere, perché mentre ballavo pensavo che quella poteva essere il mio ultimo tango...

Ero giovane e innamorata, e pure un po’ timida. Non contemplavo neppure l’ipotesi di andare in milonga senza il mio omino... e quindi ho deciso di non chiedergli più di andarci, e di smettere anche di ascoltare la musica: mi deprimeva troppo.
Ho eliminato il tango dalla mia vita, convinta che fosse comunque più importante mantenere la mia relazione... Per un po’ ha funzionato. Poi però la mia relazione si è esaurita da sola, e mi sono trovata single e con un sacco di tempo libero. Quindi, quale miglior modo del tango, per riempirlo?

mercoledì 14 luglio 2010

Animali da tango (4) – L'Esibizionista

4. L’Esibizionista
grado di pericolosità ***
grado di fastidiosità **** – ma a certe donne può piacere

È la seconda delle due naturali evoluzioni del Principiante V.I.P. (v. anche Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi), con il quale condivide il (cattivo) gusto nel vestire. L’Esibizionista ha come unico scopo quello di fare figure, molte ed elaborate, e di farsi notare da bordo pista.
Tu – donna – sei puramente funzionale alla sua performance: sei esclusivamente decorativa, per cui ti sceglie soprattutto se sei giovane e carina, ma non abbastanza appariscente da distogliere l’attenzione da sé stesso. Meglio se sei pure un po’ inesperta (non troppo, però!), così può sfoggiare la sua enorme bravura pure con te, schiacciandoti con la sua superiorità tecnica. In questo caso, per rendere evidente a tutti che è lui quello bravo, nella coppia, quello che magnanimamente si sta prestando a ballare con una Principiante, potrebbe pure interrompere il ballo per spiegarti esattamente quello che devi fare: insomma, è disdicevole fare una figuraccia soltanto perché la ballerina non segue i suoi chiarissimi comandi (v. anche Quello che Scambia la Milonga per una Scuola di Tango)! Ma è pure gratificante, per lui, tutto proteso ad apparire, passare per il tanguero di animo nobile che non disdegna il condividere il suo enorme sapere con le novelline.
L’Esibizionista ovviamente predilige il tango con un abbraccio aperto, appariscente, e inserisce tutto quello che può per suscitare l’ammirazione altrui: ossia tutto ciò che implica un grande volteggiamento di gambe, sue e tue, e ancora meglio se a volteggiare sei tu, tutta intera. Per questo è particolarmente odiato dagli altri ballerini, sia maschi che femmine: i primi non lo sopportano perché occupa moltissimo spazio in pista, non rispettando minimamente l’andamento antiorario del giro (infatti molto spesso lo si vede al centro, “l'unico posto dove si riesce a respirare!”); le seconde lo odiano perché per causa sua, sia che ballino con lui che non lo facciano, tornano a casa coperte di lividi.
Si scusa molto spesso, ma è un’azione privata del suo significato: non è mai davvero dispiaciuto di averti fatto quasi rischiare la vita o di averla fatta rischiare ad altri. In fondo, cosa c’è di più bello che sacrificarsi per ciò che si ama (e quindi, nella fattispecie, per il tango e per lui, il suo più degno interprete)? E in ogni caso tu – donna – sei sacrificabile alla sua causa (e in questo è assimilabile a Quello che Balla come se Tu – Donna – Non Esistessi).

Dopo questa descrizione, tutti penseranno che questo sia un esemplare assolutamente odiato ed evitato in milonga: e invece no, e invece ad alcune donne questo piace... perché questa specie – purtroppo – ha anche un esemplare di genere femminile. È inutile dire che quando due Esibizionisti si incontrano, l’intera pista da ballo è contaminata e praticamente inutilizzabile: come piccioni che eseguono il rituale di corteggiamento, reciprocamente eccitati dalla presenza l’uno dell’altro, hanno la tendenza a considerare tutto lo spazio di loro proprietà. E del resto, perché tutti gli altri ballerini non dovrebbero interrompere la loro danza per osservare avidamente la loro esibizione? E magari applaudire entusiasticamente alla fine?

Se ti capita per sbaglio di accettare l’invito di un Esibizionista, non appena lo riconosci come tale ti conviene fingere di essere una totale inetta, inciampandoti pure nella camminata, bloccandoti a metà di un ocho dicendogli di non aver capito, di non sapere cosa fare. Lui, dopo poco, si stuferà e ti lascerà andare con una scusa: non può permettersi certe figuracce! E soprattutto – ciò che è più importante – non ti inviterà più.

martedì 6 luglio 2010

Animali da tango (2) – Il Principiante che Vuole Insegnarti i Passi (V.I.P.)

Ritorna a grande richiesta il bestiario del tango, con nuovi affascinanti animali.
Signori, ecco a voi...

Il Principiante che Vuole Insegnarti i Passi (V.I.P.)


grado di pericolosità ***
grado di fastidiosità ****

È la “variante con l’aggravante” dell’animale da tango descritto al punto 1 (Il Principiante), ma meno pericoloso di quello delineato al punto 3 (L’Esibizionista). Di solito ha frequentato un corso che può andare dai 2 ai 12 mesi: ma sempre di Principiante si tratta, però. Soprattutto in confronto a te. È dotato però di una baldanza, di una sicurezza in sé stesso, che il Principiante semplice non ha (e probabilmente nemmeno tu), e che dovrebbe fartelo riconoscere e perciò evitare più facilmente; è anche vero però che – magari momentaneamente distratta a guardare una coppia particolarmente elegante sulla pista, o un po’ demoralizzata se la serata è fiacca – potresti confonderlo con un ballerino magari leggermente buzzurro, ma comunque più esperto di quello che in realtà non è.

Solitamente alto (o è solo la mia personale esperienza?), piacente, e piacione, per vestirsi monitora le mise dei partecipanti di Ballando con le stelle: via libera perciò a pantaloni semiaderenti, camicie stretch di raso o con le paillettes, aperte perferibilmente fin quasi all’ombelico, in modo da lasciar vedere un torace perfettamente rasato, scarpe sgargianti (sono un classico le bicolore da Al Capone, ma ultimamente vanno molto anche quelle argentate o quelle simil-trekking), nonché l’immancabile profumo dolciastro che mira a stordire la malcapitata che si trova tra le sue braccia.

Alcuni poliziotti guardano una coppia che balla tango
"Police Looking Tango", di Nicolas Alejandro, su licenza CC BY

Animali da tango (1) – Il Principiante

* Avvertenza: questi sono capitoli dedicati espressamente alle donne. 
Certo, potrebbero fare bene anche a molti uomini.

Chiunque frequenti delle milonghe da un po’ di tempo, sa che esistono tipologie di tangueri ben definite e riconoscibili, che bisogna assolutamente imparare a conoscere, e al più presto: ne va della propria sopravvivenza psicofisica. La prima cosa da imparare è con chi evitare di ballare, e come farlo; solo in un secondo momento ci si potrà concentrare sui tangueri con cui bisogna invece cercare di ballare.
Qui cercherò di proporre una categorizzazione dei più pericolosi “animali da tango” (il mio personalissimo Bestiario), con il loro grado di pericolosità in pista e il loro grado di fastidiosità (da 1 a 5).

NOTA BENE: post politicamente scorretto. Se sei permaloso fermati qui, per questo post ci vuole ironia! :)


1. Il Principiante 

grado di pericolosità **
grado di fastidiosità *

Di solito ti si avvicina con aria timida, con gli occhioni da cerbiatto morente, chiedendoti: “Posso invitarti a ballare?”. Tu, se sei ignara, accetti, magari abbagliata dalla sua giovinezza e dalla sua apparenza gradevole, momentaneamente dimentica che l’esperienza, in certi campi, può dare almeno altrettante soddisfazioni che un bell’aspetto (molto spesso, infatti, i Principianti sono giovani e ben vestiti, e tendono a invitare le ragazze della loro età, ignorando proprio il medesimo assunto).

lunedì 5 luglio 2010

Gli esordi (1)

Quando mi sono avvicinata al mondo del tango, ormai qualche anno fa, l’ho fatto come una sorta di terapia di coppia: nella mia mente doveva servire a ravvivare un rapporto un po’ troppo freddo e ingessato


Avevo scelto proprio il tango sia per la sua conclamata sensualità, sia per un certo mio gusto un po’ snobistico ed elitario che mi allontanava da cose “popolari” come i balli caraibici, sia – molto più prosaicamente – perché secondo me ad ogni coppia fa bene “fare” qualcosa insieme, partendo da zero, cercando di creare dialogo e complicità. Mi sono dunque armata di santa pazienza e ho cominciato a cercare di convincere il mio compagno di allora a accompagnarmi.

La mia strategia di persuasione è iniziata mesi e mesi prima del corso: dapprima in modo soft, con allusioni a coppie di amici che avevano tratto grande beneficio dal praticare questo ballo o commenti casuali ad abiti in vetrina (“ma che bene che mi starebbe questo vestitino, me lo vedi mentre volteggio o mi fai fare il caschè?”), e poi in modo sempre meno velato, costringendo il poverino a vedere The Tango Lesson (lui, abituato al massimo al cerebralismo di Shreck!) e a interminabili cenette con sottofondo di Piazzolla (lui, che se non c’è una chitarra elettrica la musica non merita di esistere!).

"The Tango Lesson", immagine tratta dalla locandina del film.