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giovedì 16 giugno 2016

Tango Sensibile: vi racconto la mia esperienza

Lo scorso 8 maggio ho passato una domenica piuttosto originale. Ho fatto parte del cast per le riprese del nuovo video sul Tangosensibile, esperienza molto interessante. Avevo già partecipato a due seminari sul tango sensibile e questa volta mi sono messo in gioco insieme ad altri di fronte alle telecamere.

Siamo arrivati carichi, con molte domande e un po’ di sfrigolio nello stomaco. Non sapevamo chi avremmo incontrato o cosa avremmo fatto di preciso, ma avendo già partecipato ad altri seminari eravamo certi che ne saremmo usciti arricchiti e con nuove consapevolezze.

Dario ci aveva solo anticipato che ci sarebbero stati momenti a terra, momenti di connessione senza contatto, momenti in cui ci si guarda, ci si sfiora, momenti in cui ci si porge la mano, momenti in cui si danza ad occhi aperti e ad occhi chiusi... momenti in cui si gioca con la musica e una novità assoluta: momenti in cui si gioca con il colore! Da sperimentare per la prima volta con noi. E vai!

Una sessione di Tangosensibile
Foto di Tangosensibile™, Associazione Culturale Essentia

giovedì 7 aprile 2016

Io e il tango (ovvero: Una storia d'amore)

Un'altra ospite nel mio blog: è Giovanna Bettio. Qualcuno di voi forse ci ha ballato insieme in milonga, di cui è un'assidua frequentatrice. Qui ci racconta la sua storia d'amore con il tango, cominciata ormai qualche anno fa...
Leggiamola insieme.


Come ci siamo conosciuti

È ironica e felice l’amica e autrice di questo blog che mi ospita con un post semi-serio. L’ho conosciuta ormai quattro anni fa per lavoro e mi ha convinto in poche mosse a iscrivermi a un corso di tango. Mi piaceva la musica che mi faceva spesso ascoltare tra un comunicato stampa e l’altro. Mi piaceva sentirla parlare di quello che la emozionava del tango, mi piaceva vederla camminare. Così ci ho provato: per gioco mi sono iscritta a un corso per principianti.

I miei obiettivi?


  1. Riconciliarmi con il genere maschile, 
  2. andare oltre la mia zona di confort
  3. guardarmi nel profondo e, magari, migliorarmi.

Giovanna Bettio sorride in milonga
Il sorriso di Giovanna, foto di Juliet Astafan.

Com'è nato l'amore

Incredula di mettere un passo dietro l’altro, oggi ballo tango da tre anni e cerco di non lasciar passare troppo tempo tra una tanda e un’altra. Il tango è diventato quasi come la meditazione: corpo e mente, se viaggiano assieme, ti fanno percepire il sublime piacere dell’essere presenti e disponibili a vivere le emozioni che accadono in quel momento preciso. Dunque, che dire: sì, le mie aspettative sono state sicuramente rispettate... Ma vediamo come, punto per punto.

1. Riconciliarmi con il genere maschile

Ebbene sì, in quel momento della mia vita avevo bisogno di riconciliarmi con gli uomini. Questo  è successo, naturalmente nel tempo, grazie all’abbraccio.
All’inizio ero arrabbiata, molto. Mi ero fatta rubare l’anima in pochi mesi con una storia sbagliata e, con il tango, grazie al linguaggio del corpo, potevo finalmente dare fiducia e affidarmi; ma che fatica!

Ogni tanda è diversa perché siamo diversi noi stessi e il ballerino/a cui ci concediamo. C'è la tanda simpatica, la tanda imbarazzante, c’è quella emozionante, c’è quella rassicurante... e quella che ti mette alla prova (penso a un ballerino che ha molta padronanza della tecnica mentre magari voi non ne avete ancora), e ci siamo noi e lui con le nostre mille sfumature. Entrambi dovremmo unicamente desiderare di volerci rilassare nella musica. È il bello del tango e della vita, l’imperfetto!

A meno che non si tratti di un uomo che ha ballato tutta la sera e ha dimenticato un cambio di camicia a casa, non c’è alcun motivo per non farsi prendere da un abbraccio di cuore se vi affidate a chi sta di fronte a voi!
Se non lo conoscete e vi sentite messe alla prova, il mio consiglio è: concentratevi prima sul ritmo e, se nel frattempo riuscite a sentirvi rilassati, sulla melodia, se riuscite a entrare in sintonia con il partner.

Abbracciare con il cuore
Un abbraccio di cuore, foto di Sergio Scandiuzzi.

2. Superare la mia zona di comfort

Non posso dire come mi soprannominano le mie amiche di milonga, tra il divertito e l'incredulo. Diciamo che ha a che fare con le pubbliche relazioni. Questo perché - a detta loro - ho successo con i tangueri e riesco a ballare anche in situazioni "difficili"...
Io mi do questa spiegazione: sono dolcezza e empatia a permettermi di fare qualche tanda in più rispetto magari a alcune signore sedute accanto a me, che, pur più belle o brave, a volte non vengono invitate. La fortuna del principiante? Io non credo sia solo questo.
L’attenzione alla milonga, il sorriso (a volte sfacciato) e la voglia di ballare mi hanno spesso aiutato a superare la mia “timidezza” e le mie paranoie.

Ho scoperto che non sono l’unica che fa fatica a relazionarsi nel ballo: molti ballerini (parlo dei maschi perché ne ho avuto riscontro chiacchierando con alcuni di loro) spesso si fanno smascherare nella loro timidezza. A volte mi capita di percepire che sono piacevolmente sorpresi o, semplicemente, che si divertono/stanno bene, nella tanda.
 Da cosa lo capisco? L’espressione felice del viso e il silenzio sono quanto di più bello possa esserci, soprattutto se la timidezza non viene scambiata con l’imbarazzo che ci può essere quando si prova attrazione o voglia di abbandonare la tanda per la pressione emotiva che percepiamo dall’incontro con l’altro.

3. Guardarmi nel profondo (e migliorarmi)

Non mi reputo una gran ballerina e nemmeno mi reputo una “gnocchissima” come se ne vedono spesso in milonga, ma sicuramente non mi piace passare inosservata. Generalmente gli orecchini mi aiutano a non passare inosservata: ne indosso di grandi, dalle forme stravaganti e spesso colorati.
Inizialmente facevo fatica a pensare di indossare qualcosa di diverso da un jeans. Il jeans mi piace e lo porterei anche 6 giorni su 7, indipendentemente dalla situazione! Ma ho capito che in milonga anche l'occhio vuole la sua parte. Quindi, cerco di vestirmi in maniera femminile ma senza volgarità.
Ora cerco di prepararmi come se avessi un appuntamento importante a lavoro o se stessi per uscire con un uomo che mi interessa. Questo aspetto futile ha permesso di valorizzarmi e di scoprirmi carina indipendentemente da come passo agli occhi dell’altro.
Inizialmente mi sentivo osservata da chi rimane seduto, ma ora penso: chissenefrega se sbaglio, non è mica una gara a essere perfetti! Se sbaglio è perché non mi sono fidata e non ho saputo ascoltare come il tango insegna alle donne. Ed è proprio l’ascolto che mi aiuta a migliorarmi: nella vita si tende a accelerare, ma mettere pressione all’altro non aiuta.
Questa in effetti vale anche come regola di coppia!

Che cosa sto imparando dal tango?

Il tango mi è servito per dirmi: “Dai, muoviti, mettiti quella canottiera carina, truccati e esci” nei momenti in cui avrei solo voluto stare a casa in pigiama perché mi sentivo sola, brutta e stanca; il tango mi è servito per dirmi: “Rimettiti un po’ in forma”, quando proprio in forma non lo ero, e a consolidare la consapevolezza in me che si può arrivare alle persone senza per forza doversi conoscere.
Il tango mi ha permesso di rilassarmi, cosa che nella vita quotidiana fatico a fare, di vedere la gente avere voglia di vivere anche a settant’anni.


Che cosa mi emoziona nel tango?

La gratitudine nello sguardo di chi è di fronte a me.
L’emozione dell’abbraccio.
La sensazione che quello che vivi si modifica come tu ti modifichi.



Ringrazio le mogli e le fidanzate dei ballerini con cui ballo non solo perché sanno che il tango è un gioco e che, quindi, in milonga non si deve essere troppo gelose!
Ringrazio gli amici che mi ri-abbracciano volentieri e dedico questo post a un amico recentemente scomparso il quale ha lasciato un piccolo vuoto anche nel mio cuore.



Articolo di Giovanna Bettio.

Chi sono in sette righe e mezza

Digital addicted, empatica, determinata e periodicamente in crisi perché incontentabile. Ho studiato storia dell’arte per diventare marketer, così almeno mi vedo. Grazie alla formazione prima umanistica e poi economica, ho cominciato a interessarmi alla scrittura per il web e ai nuovi media prima per il turismo e poi per le scienze: le persone leggono, si confrontano, accedono a internet ovunque e i social network così come l'acquisto online sono esperienze quotidiane per milioni di persone oramai da qualche anno. Mi sono appassionata al web tanto da specializzarmi in comunicazione digitale e ora organizzo eventi. In valigia ho sempre qualche libro, una reflex e qualche cv di jazz e di indie-rock.

sabato 12 dicembre 2015

Cosa regalare a un tanguero per natale?

Ho appena scritto la mia letterina a Babbo Natale (immediatamente condivisa tra amici e parenti), stufa di regali inutili che non so dove mettere e che mi vergogno a riciclare... Quest'anno i soldini sono pochi, quindi meglio andare sul sicuro - mi sono detta.
E poi ho pensato: ma perché non compilare una lista di spunti e suggerimenti per regali utili e che verranno sicuramente apprezzati da tutti gli amici tangueri?

Ecco quindi la lista di cose che ogni tanguero sogna di ricevere per natale; ci sono idee per tutte le tasche!

Disclaimer: non sono stata pagata da nessuno per scrivere questo post, e tutto quello che vi dico è frutto della mia personale esperienza e di molte ferite al portafoglio!


1. Un buono per una lezione privata di tango

Se ormai molti di noi non seguono più corsi fissi, tutti gradiscono un piccolo "rinfreschino", magari con un maestro argentino in tour europeo, o con il proprio insegnante del cuore. Durante la lezione privata, potremo chiedere di approfondire quel passo che non ci vuole proprio venire, o di lavorare su equilibrio, o musicalità, o tecnica. E magari riusciremo a piazzare la lezione prima della festa di capodanno, così da essere in perfetta, perfettissima forma!

Costo: *****
Suggerimento: la cosa migliore è indagare direttemente con il destinatario del regalo, soprattutto se tu non balli il tango e non ne capisci nulla di stili e maestri di tango.

venerdì 13 novembre 2015

In His Shoes - Nelle sue scarpe (di lui)

Ballo il tango da quasi 10 anni. E sono dieci anni che mi lamento dei ballerini uomini: imbranati, non sentono la musica, non sanno abbracciare, non sanno stare in pista, ti massacrano i piedi, ti fanno fare sempre gli stessi tre passi…

Ragazze, qualcuna si riconosce?

Ebbene, a voi, proprio a voi, voglio raccontare una storia.

"El Tango de Roxane", di Lieven Soete, su licenza CC BY


lunedì 21 maggio 2012

Tangoanalisi


Da anni sostengo l’utilità del tango come percorso psicanalitico alternativo, che consiglio (con scarsissimi esiti, devo dire) a chiunque mi capiti a tiro. Soprattutto ai single incalliti con scarsa fiducia in sé stessi e ancor meno capacità di relazionarsi con l’altro sesso.
Ma perché uno dovrebbe iscriversi a un corso di tango – e poi praticarlo, ovvio – invece che andare da un bravo analista?
1.       Perché costa meno. Moooooooolto meno. E i risultati possono essere miracolosi.
2.       Perché il percorso individuale che si fa è molto concentrato e concreto.
3.       Perché tanti problemi di uomini e donne sono dati dal fatto che non hanno una sana visione di cosa sia essere uomo e essere donna, e il tango ristabilisce gli equilibri.
I clichés riguardo al tango sono moltissimi (consiglio a tutti di leggere questo simpatico libro di Pier Aldo Vignazia); due sono però particolarmente pericolosi e riduttivi, anche perché contengono frammenti di verità: il fatto che il tango sia un ballo «sensuale» e «maschilista».
Andiamo con ordine: la sensualità del tango è riconosciuta da tutti, ma non si deve interpretare questo termine nell’accezione corrente. Il tango è sensuale perché è polisensoriale, perché coinvolge la vista, innanzitutto (a partire dalla mirada), e poi il tatto, con l’abbraccio, e l’olfatto, dato che si balla a strettissimo contatto con il proprio partner.
Questo costringe a un contatto molto forte e molto intimo con l’altro. Costringe a cercare un partner, superando la paura del rifiuto, la timidezza, ma anche il senso di superiorità, e ad aprirsi all’altro. Quando cerchiamo un compagno di ballo, siamo molto vulnerabili: gli uomini rischiano sempre di ricevere un due di picche, e le donne di fare da tappezzeria per tutta la serata. Tutti devono mettersi in gioco, senza esclusione, dimostrando apertura, serenità e disponibilità ad accogliere l’altro.
Il secondo pregiudizio sul tango è che sia un ballo «maschilista». Visto da una certa ottica post-femminista, è vero: l’uomo invita, l’uomo conduce, l’uomo protegge. – Ma insomma, noi siamo donne forti e indipendenti, abbiamo imparato a portare la valigia, vuoi che non sappiamo “portare” anche in una pista da ballo? – protesteranno le mie fedeli lettrici.
In realtà, il tango rispecchia semplicemente i ruoli che uomini e donne, maschi e femmine, hanno ricoperto per millenni, anzi, per milioni di anni. L’uomo è cacciatore e la donna preda – anche se tutti sanno che, in fondo, siamo noi donne che ci scegliamo il compagno. Lo stesso nel tango: la mirada viene proposta dall’uomo, ma è alla donna che spetta l’ultima parola: se non risponde allo sguardo, il ballerino potrà fissarla tutta la sera ma non avrà mai accesso al suo abbraccio. L’uomo conduce il ballo, è vero: ma è suo compito anche far sì che la donna si diverta, non si stufi, venga valorizzata e si senta protetta e rispettata. E sfido qualsiasi donna a dire che non è esattamente quello che cerca in qualsiasi rapporto sentimentale! Da parte sua, l’uomo ha bisogno di una compagna che lo sappia ascoltare e rispetti i suoi tempi e i suoi spazi.
Insomma, se più gente ballasse il tango, secondo me il mondo sarebbe un po’ più felice.

lunedì 17 gennaio 2011

Anno nuovo...


Ebbene sì... è una vita che non aggiorno il blog. E questo non perché non balli più, o perché mi sia stufata (per quanto io non sia una persona costante, trattandosi di hobby).
Credo che tutto dipenda dal fatto che sono presa... da altro. Insomma: diciamo che se il tango è il ‘surrogato’, io ora mi sto godendo l’originale...
Continuo a ballare, durante la settimana, e il weekend lo dedico ad altro. Anche se ultimamente non è proprio così, perché il mio omino sta imparando. A ballare, sì! E io non l’ho neanche costretto. Anzi, non gli ho proprio chiesto niente (e qui ci sta un bel ‘tiè’ allo storico ex recalcitrante, insomma, ci sta, no?)!
Dopo un momento di entusiasmo iniziale, però, temo di aver capito le motivazioni recondite che muovono il mio tanguero in erba... e non sono, purtroppo, così romantiche come speravo. Credo proprio che stia facendo tutto questo (corsi, pratiche, capodanno danzante perfino!) per controllarmi. Insomma, non gli garba del tutto sapermi in giro a ballare con chissà quanti uomini più o meno sconosciuti, che mi fanno più o meno innamorare tutte le sere... vuole esserci anche lui; e io lo lascio fare, ovvio. Anzi, lo incoraggio, cerco di aiutarlo per quanto posso. Devo dire che sta facendo passi da gigante. Ora deve solo superare il blocco che gli impedisce di invitare a ballare donne che non conosce... ma lo supererà.
Intanto me lo godo tutto e solo io, in milonga, con la sua camminata rigidina, i movimenti ancora legnosetti, lo sguardo allucinato un po’ da serial-killer... ma il suo abbraccio è il più bello del mondo.

venerdì 6 agosto 2010

Gli esordi (2)

Il secondo anno di corso è partito male, tra sbuffi e mugugni. Non certo miei... Io ero elettrizzata, finalmente il mio ballerino cominciava a seguire un po’ la musica, finalmente cominciava ad avere un repertorio di figure un po’ più esteso, finalmente il suo abbraccio aveva acquisito consistenza... Lui invece era isterico, e continuavamo a litigare furiosamente: sulla lunghezza di ogni passo, su di quanti gradi bisognasse girare per uscire nel modo più comodo, sul numero massimo di ochos che gli era consentito farmi fare prima che mi girasse la testa... Tutto si riconduceva a numeri e equazioni, e pochissima poesia. Io però mi divertivo lo stesso, conscia che una volta finita la lezione anche le discussioni più incredibili si sarebbero esaurite naturalmente; lui invece era sempre più stressato.
La maestra era letteralmente entusiasta di lui. Il maestro stravedeva per me. Questo mi galvanizzava, e invece gettava il mio omino nello sconforto più totale (ossignore, una donna che non ero io gli faceva dei complimenti, che paura!). Io non vedevo l’ora di provare a ballare con altri, per imparare, vedere la differenza, crescere come tanguera; lui invece era terrorizzato, e si rifiutava categoricamente di ballare con le altre: solo con me, sempre con me, ballava esclusivamente per farmi contenta, e quindi non potevo pretendere di più.

Io credevo, ormai, che si fosse reso conto anche lui dei benefici derivanti dal corso: ci vedevamo un po’ più spesso, eravamo costretti a parlare e a confrontarci, litigavamo pure, ma sempre in modo costruttivo, perché lo scopo di imparare qualcosa era comune. In realtà no: per lui il sacrificio continuava ad essere enorme, e anzi, probabilmente era sempre più gravoso, man mano che il tempo passava. La prima volta che gli ho offerto l’occasione di smettere di ballare, lui l’ha presa al volo. E abbiamo smesso di seguire il corso... con la sua promessa di portarmi a ballare, di tanto in tanto.
L’abbiamo pure fatto, un paio di volte, ma a me veniva da piangere, perché mentre ballavo pensavo che quella poteva essere il mio ultimo tango...

Ero giovane e innamorata, e pure un po’ timida. Non contemplavo neppure l’ipotesi di andare in milonga senza il mio omino... e quindi ho deciso di non chiedergli più di andarci, e di smettere anche di ascoltare la musica: mi deprimeva troppo.
Ho eliminato il tango dalla mia vita, convinta che fosse comunque più importante mantenere la mia relazione... Per un po’ ha funzionato. Poi però la mia relazione si è esaurita da sola, e mi sono trovata single e con un sacco di tempo libero. Quindi, quale miglior modo del tango, per riempirlo?

martedì 6 luglio 2010

Animali da tango (2) – Il Principiante che Vuole Insegnarti i Passi (V.I.P.)

Ritorna a grande richiesta il bestiario del tango, con nuovi affascinanti animali.
Signori, ecco a voi...

Il Principiante che Vuole Insegnarti i Passi (V.I.P.)


grado di pericolosità ***
grado di fastidiosità ****

È la “variante con l’aggravante” dell’animale da tango descritto al punto 1 (Il Principiante), ma meno pericoloso di quello delineato al punto 3 (L’Esibizionista). Di solito ha frequentato un corso che può andare dai 2 ai 12 mesi: ma sempre di Principiante si tratta, però. Soprattutto in confronto a te. È dotato però di una baldanza, di una sicurezza in sé stesso, che il Principiante semplice non ha (e probabilmente nemmeno tu), e che dovrebbe fartelo riconoscere e perciò evitare più facilmente; è anche vero però che – magari momentaneamente distratta a guardare una coppia particolarmente elegante sulla pista, o un po’ demoralizzata se la serata è fiacca – potresti confonderlo con un ballerino magari leggermente buzzurro, ma comunque più esperto di quello che in realtà non è.

Solitamente alto (o è solo la mia personale esperienza?), piacente, e piacione, per vestirsi monitora le mise dei partecipanti di Ballando con le stelle: via libera perciò a pantaloni semiaderenti, camicie stretch di raso o con le paillettes, aperte perferibilmente fin quasi all’ombelico, in modo da lasciar vedere un torace perfettamente rasato, scarpe sgargianti (sono un classico le bicolore da Al Capone, ma ultimamente vanno molto anche quelle argentate o quelle simil-trekking), nonché l’immancabile profumo dolciastro che mira a stordire la malcapitata che si trova tra le sue braccia.

Alcuni poliziotti guardano una coppia che balla tango
"Police Looking Tango", di Nicolas Alejandro, su licenza CC BY

lunedì 5 luglio 2010

Gli esordi (1)

Quando mi sono avvicinata al mondo del tango, ormai qualche anno fa, l’ho fatto come una sorta di terapia di coppia: nella mia mente doveva servire a ravvivare un rapporto un po’ troppo freddo e ingessato


Avevo scelto proprio il tango sia per la sua conclamata sensualità, sia per un certo mio gusto un po’ snobistico ed elitario che mi allontanava da cose “popolari” come i balli caraibici, sia – molto più prosaicamente – perché secondo me ad ogni coppia fa bene “fare” qualcosa insieme, partendo da zero, cercando di creare dialogo e complicità. Mi sono dunque armata di santa pazienza e ho cominciato a cercare di convincere il mio compagno di allora a accompagnarmi.

La mia strategia di persuasione è iniziata mesi e mesi prima del corso: dapprima in modo soft, con allusioni a coppie di amici che avevano tratto grande beneficio dal praticare questo ballo o commenti casuali ad abiti in vetrina (“ma che bene che mi starebbe questo vestitino, me lo vedi mentre volteggio o mi fai fare il caschè?”), e poi in modo sempre meno velato, costringendo il poverino a vedere The Tango Lesson (lui, abituato al massimo al cerebralismo di Shreck!) e a interminabili cenette con sottofondo di Piazzolla (lui, che se non c’è una chitarra elettrica la musica non merita di esistere!).

"The Tango Lesson", immagine tratta dalla locandina del film.