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venerdì 13 novembre 2015

In His Shoes - Nelle sue scarpe (di lui)

Ballo il tango da quasi 10 anni. E sono dieci anni che mi lamento dei ballerini uomini: imbranati, non sentono la musica, non sanno abbracciare, non sanno stare in pista, ti massacrano i piedi, ti fanno fare sempre gli stessi tre passi…

Ragazze, qualcuna si riconosce?

Ebbene, a voi, proprio a voi, voglio raccontare una storia.

"El Tango de Roxane", di Lieven Soete, su licenza CC BY


lunedì 6 agosto 2012

Lezioni di mazurka

Sono in vacanza. Pace, relax, nessun pensiero, finalmente. L’unico problema è che, nella sperduta valle delle Dolomiti dove mi trovo, di tango argentino non c’è nemmeno l’ombra.
E quindi mi sto attrezzando come posso: tanta musica da ascoltare e studiare (14 giga, yeah!), libri di tango, la pagina di todotango.com perennemente aperta...
La teoria però non può bastare, a una ballerina scatenata come me, e quindi ho trovato un surrogato divertentissimo: le sagre. Infatti, ogni settimana (e anche più spesso) c’è una meravigliosa e molto caratteristica festa paesana, ciascun villaggio in (più o meno benevola) competizione con l’altro, in una rivalità che li spinge a continue gare di originalità e di cucina – per cui, tra l’altro, mi sto ingozzando con una certa soddisfazione di polenta, pastin, bóia, formaggio fritto e altre specialità locali, con buona pace della dieta.
Il momento della sagra che preferisco in assoluto, però, è il tardo pomeriggio, in cui band improbabili dai nomi ancora più improbabili (da Avanzi di balera a Le sprizzanti Iris e Sue Ellen) animano musicalmente la serata, e arzilli vecchietti si scatenano sulla pista da ballo – generalmente un 4x4 metri di compensato. Ebbene, i suddetti vecchietti sono davvero arzilli, e davvero scatenati! Tengono ritmi che io, che ho all’incirca un terzo dei loro anni, mi posso solo sognare. Ma ci provo, in fondo il ballo liscio è davvero una banalità, in confronto al tango argentino: per intenderci, è un po’ come Nek paragonato a Franco Battiato.
Il problema, però, è che, se io sono dotata dei quantitativi minimi di intuizione, coordinazione e senso del ritmo necessari a cavarmela in qualche modo in pista, il mio omino no. E quindi mi trovo a tenere improbabili lezioni di mazurka, circondata da vecchietti bionici che sorridono sotto i baffi volteggiando come trottole, scandendo forsennatamente il tempo: « Unò, duettré, unò, duettré, ma insomma, amore, ma come fai a non sentire il rimo, non senti che è ternario? Guarda, prima la destra (sinistr, destr) e poi la sinistra (destr, sinistr), bravo, così, eh no, non devi andare per conto tuo, senti la musica, la MUSICA! ».
Magari non vinceremo i prossimi campionati italiani, ma almeno smaltiamo la polenta e il formaggio fritto.

mercoledì 16 maggio 2012

La mia luna di miele senza tango

Erano mesi che non ballavo. Perché?
Semplicemente perché ero impegnata a fare altro: a godermi la mia nuova vita.
Il tango è meraviglioso, ma ogni tanto ho l’impressione di averlo usato come surrogato. Quando ero triste, insoddisfatta, sola, arrabbiata, quando le cose sentimentali non andavano bene, quando avevo bisogno di alzare un pochino la mia autostima, quando non volevo pensare, quando era una serata troppo bella per stare chiusa in casa in solitudine.
Ora non sono più tutte queste cose, e sono mesi che non capitano più questi “quando”.
E allora, se sono rimasta sul divano è perché ora ho qualcuno che mi fa le coccole. Se resto struccata è perché ora ho qualcuno che mi dice che sono bellissima comunque. Se mi avviluppo in informi e comodissimi vestiti maschili è perché hanno un odore buonissimo, quello di chi li ha indossati prima. Se crollo alle 10 di sera è perché ora mi alzo alle 7 per fare colazione in compagnia.
Una splendida luna di miele senza tango.