Chi l'avrebbe detto che avrei scritto un post come questo, violando la sacralità dello spazio del "tango" e contaminandolo con quello del "business"?
Però è un po' che questo post mi frulla per la testa. Nella "vita vera"
mi occupo di comunicazione e formazione, e devo ammettere di aver imparato delle
lezioni davvero importanti per il mio lavoro, dalla mia esperienza di
milonguera. Inoltre, sono convinta che le persone non vadano avanti procedendo per compartimenti stagni, ma che tutte le esperienze che fanno ne formino il carattere e la personalità, anche quelle legate alle proprie passioni. Anzi, soprattutto queste, direi.
Ebbene, ecco un po' di spunti. E come al solito, alla fine aspetto i vostri, nei commenti!
1. Senza "follower", non c'è "leader" che tenga
Ovvero, nel tango, senza
seguidora puoi essere anche il
marcador più bravo del mondo, ma rimani nello spazio virtuale della possibilità. Cioè, di fatto,
non esisti, né come ballerino, né, a maggior ragione, come
líder.
Si tratta di un concetto estremamente importante, nel tango come nel lavoro, dove tutti stanno a parlare di
leadership e
management (molto spesso a sproposito): per condurre, devi avere chi ti segue, e in ogni caso - aggiungerei -
ti segue esattamente chi ti meriti.
Se sei
un leader capace, umile, che sa valorizzare i propri follower, ovvero i propri collaboratori,
ne avrai tanti, bravi e affezionati, proprio come un ballerino bravo e che mette a suo agio la propria ballerina avrà la fila di donne che vogliono ballare con lui.
Se sei una persona dispotica, autoritaria, irrispettosa, il massimo che ti puoi aspettare è
un gregge di pecore terrorizzate e succubi, che ti lasceranno non appena troveranno un po' di coraggio per farlo - o qualcuno più terrorizzante di te.
Tango Couple, di
Pedro Ignacio Guridi, su licenza
CC BY